Quarant’anni di esperienza come Guida turistica.
Riflessioni e suggerimenti semiseri alle nuove generazioni di Guide in 10 punti.
I
Etica e deontologia della perfetta Guida:
Quello che si può fare e dire, come si dice e perché, quello che non si deve fare o dire e perché.
Etica e deontologia sono due lemmi derivati dal greco con significati diversi ma che in effetti sono inscindibili:
Etica
, dal greco èthikà, (da éthos, costume), è la filosofia della pratica, ovvero l’indagine e la riflessione sul comportamento operativo, sul corretto agire dell’uomo, ed ha come sinonimo Morale.
Deontologia :dal greco dèonthos(dovere) è il complesso di regole etico sociali che disciplinano l’esercizio di una professione.
Ho voluto fare questa precisazione del titolo nei suoi significati, perché temo che la stragrande maggioranza dei nostri giovani (e non solo) non ne conosca l’espressione lessicale ed il contenuto semantico.
Questo perché voglio raccontare brevemente ed umilmente, senza ergermi a cattedratico o peggio a demiurgo infallibile, quali sono i doveri di una perfetta Guida, rimandando la tutela dei diritti al lavoro del sindacato.
Ciò ispiratomi dal mio grande amore per questa complessa, delicata e difficile professione e dalla mia quarantennale esperienza nel campo.
Come ho già affermato in altre occasioni, non vorrei essere additato come conservatore, attaccato al passato e quindi sorpassato, perché pur con molte lune sulle mie spalle, io sono un attento ed interessato osservatore dello sviluppo della professione , oltre che della società in generale, della quale accetto molte soluzioni.
Oltre i diritti delle guide che sono molteplici, ma, come detto, che sono materia del sindacato, ci sono anche i doveri ed i comportamenti.
Sembrerebbe che molti di noi non abbiano afferrato il vero senso di essere guida.
Infatti questa figura professionale, è stato detto molte volte in molte sedi, rappresenta, agli occhi del visitatore, il paese stesso in cui egli si trova, con la sua cultura , la storia, la gastronomia , il folclore ecc.ed è una grande responsabilità morale che pesa sulle spalle della guida.
II
Cosa dire e cosa non dire, come fare e come non fare:
I nostri problemi personali
.
Per cominciare, il momento in cui la guida si presenta al turista o al gruppo di turisti, deve dimenticare tutte le sue personali preoccupazioni, problemi, malumori e presentarsi sereno.
Deve ispirare e trasmettere serenità e sicurezza.
Se non se la sente rimanga a casa.
Guai a palesare, se non espressamente richieste, le proprie problematiche.
Il visitatore singolo o in gruppo recepisce immediatamente le vibrazioni negative che una guida nervosa, o agitata per suoi problemi personali emana alla stregua di un profumo (o di un lezzo) ed entra in disagio ed imbarazzo.
E questo non deve assolutamente mai avvenire, per nessuna ragione.
Chi paga per i nostri servizi e che vuole capire,vedere, conoscere e divertirsi non sopporta intromissioni negative.
Ne va addirittura dell’accettazione o no del Paese.
E’come la prima volta che visitai Venezia, soggiornai in un pessimo hotel, rumoroso, scomodo.
E di conseguenza odiai la città che apparve ai miei occhi sporca, scomoda con tutto quel camminare e i saliscendi dei ponti, insulsa, cara e sovraffollata.
La seconda volta soggiornai al Bawer Grunwald che aveva mobili di alto antiquariato anche al bagno e amai perdutamente Venezia.
Per molti anni ho lavorato all’American Espress di piazza di Spagna, con meravigliosi gruppi di turisti americani che arrivavano a Roma dopo un lungo girare per l’Italia, scortati da un accompagnatore professionale, che spesso era non italiano.
E tra di loro c’erano alcuni particolarmente ostili, per qualche ragione personale, all’Italia per cui avevano condizionato anche i clienti a bordo.
Che gelo in quel pullman ( specie quando anche l’autista era della stessa nazionalità dell’accompagnatore) quando salivo e mi presentavo e comunicavo il programma di visite della mattinata!!
Che fatica facevo ogni volta a sciogliere la loro diffidenza e malumore loro indotti.
Mi riusciva solo se l’accompagnatore rimaneva a terra e non seguiva il tour!
Per anni, lavorando con i colleghi a turno, quando venivamo a conoscenza che sul pullman a noi destinato c’era quel corriere….si cercava in tutti i modi di evitarlo, facendo cambi con colleghi tetragoni a queste situazioni!
III
Come reagire se i clienti sono antipatici e scostanti
.
Anche questa condizione è spesso presente e la brava guida deve mettere in moto tutta la sua psicologia, diplomazia, discrezione e savoir faire.
Con il cliente singolo, specie se VIP, la cosa può assumere aspetti grotteschi.
Se facendo opportune discrete indirette domande non si capisce il perché della sua negatività, almeno che si sappia la nazionalità e origine del cliente, che almeno per educazione dovrà rispondere.
Al momento della conoscenza del paese di provenienza, si cominci a incensare, palesando ammirazione, apprezzamento e interesse sconfinato per esso, anche se non ci si è mai stati.
Si avrà pur visto qualche documentario o film o letto qualcosa su quel paese!
Quindi improntare la visita sempre facendo opportuni e perché no, esagerati confronti in modo da mettere in evidenza tutte le bellezze del luogo di origine del cliente.
E’ una formula che funziona, ma bisogna essere documentati.
Oppure, se la Guida vuole, può giocare il ruolo di naif e fare lui domande al cliente circa il suo paese o città.
Farlo parlare senza mai interromperlo se non con qualche intercalare come- fantastico, che meraviglia, ma davvero!-
IV
Rapporti Guida-Cliente
Essi debbono essere sempre improntati a deferenza ma non servilismo, a educazione e gentilezza, a riservatezza ed eleganza signorile, (anche con i gruppi, ovviamente.)
A meno che il cliente si riveli molto espansivo, amicone, come capita.
Ma anche in quel caso non esagerare da parte nostra con eccessiva familiarità e confidenza.
Che il muro tra i due sia di cartavelina invece che di granito, ma pur sempre ci sia un qualcosa.
Comunque mai mostrare cenni di insofferenza o impazienza e reagendo con sgarbo.
Mai diventare prime donne o primi attori.
Rimanere sempre presenti ma…paradossalmente rimanere sempre un passo indietro al cliente.
Io conservo nella mia mente un brutto ricordo di un avvenimento di cui ancor oggi ne sento vergogna, ma ero allora molto giovane:
accadde durante un tour di Rome by night, con un pullman pieno di turisti di varie nazionalità, eleganti, di ritorno da una cena di gala.
Era estate, la città ancora affollata e data la tarda ora, avevo poco tempo a disposizione.
Durante la mia spiegazione, sintetica per forza di cose, dei monumenti, cercavo di parlare velocemente e ero molto concentrato nella scelta delle giuste espressioni, toni ecc., nella quarta fila di destra una coppia , molto distinta, parlava costantemente.
Anzi l’uomo parlava a voce alta e gesticolando per tutta la durata del tour e la donna rispondeva anche a gesti.
Sembravano lo facessero apposta: quando io smettevo loro smettevano di parlare e riprendevano appena io iniziavo.
Ebbi allora uno scatto d’ira del quale ancora oggi me ne pento e vergogno e rivoltomi al signore ciarliero, lo rimproverai dinanzi al gruppo intimandogli di restare in silenzio.
Qualcosa allora si ruppe tra me ed il gruppo e la fine del tour fu per tutti una liberazione.
La coppia imbarazzatissima scese, lei con la testa bassa e lui mi gettò uno sguardo di odio e mi disse alcune parole nella sua lingua delle quali intuii il significato.
Seppi in seguito di un suo reclamo nei miei confronti attraverso l’agenzia di viaggi che mi ingaggiò quella sera e venni a sapere che lui parlava alla moglie che era malata terminale, era voluta venire a vedere Roma prima di morire e lui parlava forte e gesticolava perché lei era sorda e le traduceva le mie parole nella loro lingua.
Ebbi seriamente l’intenzione di cambiare lavoro.
V
Come parlare e cosa dire:
Per avere successo e per essere soddisfatti come Guida, una condizione è essenziale: bisogna amare questo lavoro, che vuol dire amare la città in cui si fa la Guida, conoscerla intimamente e non soltanto dal punto di vista artistico ma anche letterario, musicale, poetico ecc.
Il segreto del successo di una buona guida sta nel volere condividere con chi ti ascolta per sapere, tutto il suo interesse personale per la città o luogo che sta illustrando e farlo con convinzione e con entusiasmo, elementi entrambi che sono contagiosi.
Insomma vendere, prima se stessi e poi la propria città , paese, monumento, o altro.
E ovvio che tutto ciò, per la Guida, comporta una approfondita conoscenza di quello sta parlando, perché se uno non sa, non può comunicare nulla, non può vendere nulla.
Io mi imbattevo spesso, durante le visite con un collega alla testa di un gruppo che mi diceva sempre: - A Gianca, che pizza, me so rotto..non vedo l’ora di andarmene a casa….- Poveretto…per lui questo lavoro era una continua sofferenza. A me dispiaceva di più per i suoi poveri e sconsolati turisti……..
Al momento della illustrazione dei monumenti, ancora una volta, una buona Guida deve produrre la propria abilità di psicologo: la prima azione da fare, appena si è con un microfono in mano pronti per il tour della città, è quella di tastare il polso del gruppo o del singolo cliente. In che senso?
Bisogna guardare le espressioni degli occhi dei clienti e intuire da esse se sono stanchi, se sono interessati, addirittura osservare se sono bene o mal vestiti.
E di conseguenza, come farebbe un sarto, cucire un tour secondo le aspettative supposte del cliente.
Il 90 per cento delle volte, se un cliente è ben vestito, distinto, sicuramente è pronto per un tipo di spiegazioni adeguatamente approfondite.
E’ ovvio, e anche qui si vede la difficoltà di questo lavoro, che la guida non può parlare nella stessa maniera ad un gruppo di professori universitari magari tedeschi e ad un gruppo di fedeli di una parrocchia di un paese sperduto della Sila o dei monti altoatesini, oppure ad una scolaresca e ad un gruppo di medici.
Bisogna ogni volta cambiare il metro, volume, la sintonia secondo necessità.
Durante l’illustrazione sia al singolo o al gruppo, bisogna avere un portamento deciso e sicuro per attrarre l’attenzione, la voce ben udibile da tutti per evitare l’affievolimento dell’interesse e la conseguente defezione.
Mai usare lo stesso tono di voce che può diventare monotono e noioso.
Intercalare nel discorso qualche paragone con qualche monumento o personaggio familiare al singolo o al gruppo per tenere desta l’attenzione, ogni tanto qualche battuta scherzosa che non sia banale nè volgare.
Porre spesso domande indirette a chi ci ascolta, tipo – perchè Michelangelo scolpì la Madonna della sua prima Pietà con il corpo più grande ed anche dal volto più giovane di Gesù, pur essendone la madre?- attendere qualche istante..far pensare la gente ad una risposta plausibile..se interrogati…e poi riprendere a parlare.
Cioè, per usare un termine della telematica, creare un rapporto interattivo con il cliente.
Insomma non bisogna annoiare se stesso per non annoiare gli altri.
Quando si parla bisogna assolutamente guardare intensamente negli occhi il cliente quasi che volessimo infondergli la conoscenza attraverso di essi e per non lasciarlo distrarsi, mai, pena lo sbadiglio, che per una guida seria è peggio di uno schiaffo in faccia ed un campanello d’allarme che ci suggerisce di cambiare sistema esplicativo (e forse anche accorciare i tempi).
Lo sbadiglio del cliente, cruccio e dolore delle guide!
Ma bisogna comunque stare attenti a non essere posizionati fisicamente troppo vicino al nostro turista per evitare di spruzzargli in faccia la nostra saliva o ammorbarlo con il nostro fiato, specie di mattina, non troppo gradevole. O, come anche accade, esserlo noi da quello suo.
Per quanto riguarda l'oggetto della spiegazione, bisogna sempre tenere a mente che la maggior parte di chi ci ascolta, di qualsiasi nazionalità, recepisce il nostro discorrere solamente in parte non essendo acculturato nella materia, per cui non si può illustrare un sito archeologico come il Foro romano, usando vocaboli tecnici, e fornendo aride informazioni che presuppongono una conoscenza dell'argomento da parte del cliente.
L’illustrazione deve essere sempre sintetica ma comprensibile, varia nelle indicazioni di monumenti e chiara nel suo sviluppo, ricca di aneddoti e curiosità non dimenticando però l’importanza di collocarla in un contesto temporale di date.
Una volta, di fronte proprio al Foro, lo stavo illustrando ad un gruppo di persone che mi seguivano intensamente e quindi io ero stimolato a dare maggiori, più approfondite spiegazioni stando attento a non esagerare.
E soprattutto parlavo degli attori più che dei monumenti, parlavo cioè dei personaggi, imperatori, eroi, gente comune, che hanno fatto la storia, cercando di dare loro una connotazione, un volto umano, una ragione passionale ai suoi avvenimenti, evidenziando i loro aspetti caratteriali, le loro personalità e anche talvolta enfatizzando anche la loro fisicità, citando vicende accadute, ecc.
Alla fine dell’illustrazione, un mio collega, anche lui con un suo gruppo, si avvicina e mi dice:- A Giancà, sei stato un’ora a parlà, ma che je dici?-
Io risposi che raccontavo loro non solo di monumenti ma anche di uomini e di donne, delle loro passioni e dei loro drammi, insomma evidenziavo la loro umanità. –Perché, incalzai io, tu non dici questo ai tuoi clienti?-
E lui tutto baldanzoso- ma scherzi! Io cito solo i monumenti indicando il loro scopo e le date e basta. Se no quando finisci?-
Ancora una volta poveri turisti che lo seguivano!
Ma forse talvolta i turisti si meritavano un tale trattamento: qualche giorno dopo mi accadde un fatto che mi ha fatto ricredere, per un istante solo, però, sulla non giustezza delle idee del mio collega.
Ero a bordo di un bus fermo vicino al Foro ( a quel tempo ahimè, ci si poteva fermare) e illustravo il sito parlando al microfono, per essere meglio capito, in piedi, rivolgendomi ai turisti comodamente seduti a bordo, prima di scendere e fare foto.
Alla fine del mio intervento, chiesi loro se c’erano domande da farmi.
Questa cosa è consigliabile a tutte le guide, per completare una spiegazione di un luogo e per stabilire un contatto umano, tra la guida e l’interlocutore.
In questi casi, una volta ricevuta la domanda che è spesso sciocca o che dimostra una profonda ignoranza della materia, e talvolta una carenza intellettiva del richiedente, non palesare nè stupore nè ilarità per non imbarazzare chi ha posto la domanda, ma cercare con gentilezza e pazienza di rispondere adeguatamente…premiando così la sua intraprendenza rispetto agli altri che sono rimasti pudicamente in silenzio, e magari iniziando la risposta con un ,- grazie per la domanda che è molto interessante ma che vorrebbe una lunga spiegazione. Sintetizzando, ecc.-
Alla mia richiesta di domande, dunque, dopo una lunga ed articolata spiegazione storico artistica del sito, una distinta signora alza il braccio fare una domanda e al mio assenso, mi chiede candidamente e spudoratamente: -Dove si comprano guanti in pelle di buona qualità?- L’unica mia consolazione fu almeno che tutto il gruppo scoppiò a ridere clamorosamente annichilendo l’incauta interlocutrice.
La storia si concluse con un mio successivo accompagnamento della confusa signora presso un negoziante di mia conoscenza, con soddisfazione per tutti.
VI
Cosa una Guida non deve mai dire.
Molti sono gli argomenti che una buona Guida non deve mai menzionare nel corso del suo servizio.
La politica è una delle materie della quale bisogna farne a meno di trattare con un cliente.
Anche nelle more di una spiegazione.
Perché le sue idee possono non coincidere o addirittura urtare la suscettibilità del cliente.
E questo non deve mai avvenire.
Poi non bisogna mai trattare argomenti scabrosi o utilizzare un linguaggio furbesco e ammiccante, magari con intercalari volgari o osceni o addirittura blasfemi.
Potrebbero ferire in senso del pudore del cliente
E magari parlare masticando una gomma americana, o peggio, fumare durante la spiegazione.
Mai esser critici, giudicare o schernire personaggi anche non pertinenti all’oggetto della spiegazione, nè tanto meno esternare atteggiamenti non consoni al buon senso o fare apprezzamenti sul vestiario, o sulla acconciatura del cliente.
Mai dare proprie opinioni in nessuna maniera se non espressamente richiesti, ma anche in questo caso la guida deve mantenere un atteggiamento prudente e il più riservato possibile.
VII
Cosa una buona guida non deve mai fare :
Stiamo vivendo in un mondo sempre più appiattito intellettualmente e culturalmente, e le nuove generazioni non si rendono conto di questa tragedia sociale in cui oggi ci troviamo, perché non possono, per ragioni anagrafiche, paragonare, confrontare il loro sistema di vita con quelli dei propri genitori o dei nonni. La giraffa non si rende conto che il suo collo è cresciuto nei secoli per permetterle di mangiare le foglie più alte degli alberi.
Oggi giorno il senso comune delle cose, il senso del ridicolo, i valori tradizionali, come il rispetto per le donne, gli anziani, il senso dell’importanza di una stretta di mani, di una promessa o di lealtà, si sono affievoliti, e noi siamo diventati quasi sordi moralmente e tutto il clamore che un avvenimento tragico comporta ci arriva ovattato, attutito, facendoci perdere l’orientamento, il peso e la gravità delle cose.
Mi riferisco in particolare alla spaventosa, impudica, molesta sciattoneria con la quale sia i clienti che molte guide si presentano.
Quando sono in quei meravigliosi hotel a Roma come l’Excelsior , per esempio, in cui ancora oggi i portieri vestono la livrea antica e dignitosissima, anche d’estate, assisto a delle apparizioni che mi sconvolgono per la loro crudezza, considerando la totale mancanza di gusto, del buon senso, del senso del ridicolo oltre a quello del pudore di molti, quasi tutti i suoi facoltosi clienti. Di qualsiasi nazionalità.
Mi riferisco a quella ignominia dei pantaloni corti o dei bermuda indossati dai turisti in estate!
Io trovo semplicemente ributtante vedere nella hall di questi Hotel di lusso, e nei loro splendidi immensi saloni, memori di feste elegantissime, di mostre d’arte, di conferenze e di alta moda, pieno di mobili rari e di pregio, con lampadari meravigliosi, con tappeti pregiati, con un impeccabile esercito di eleganti e professionali camerieri in guanti bianchi, trovo ributtante, dicevo, vedere clienti vestiti con camicie sgargianti e soprattutto con i famosi pantaloncini corti e indossando talvolta sandali e altrimenti scarpette da ginnastica con calzini bianchi al polpaccio.
Queste visioni di polpacci varicosi e pelosi, storti e talvolta esili, altre obesi di ultra cinquantenni con la loro sprezzante attitudine nei confronti del posto in cui stanno, denotano fra l’altro non solo la totale mancanza del senso del ridicolo, ma sono un’offesa allo stile, al buon gusto, alla stessa dignità umana.
L’uomo ridotto ad un clown!
Ed ancora dimostrano, oltre ad una forma di disprezzo per chi li circonda, anche una totale ignoranza circa la sacralità della città in cui si trovano, nel mio caso, di Roma madre a capo di tutte le genti del mondo civile, luogo di sofferenza e martirio di migliaia se non milioni di martiri, centro mondiale assoluto dell’arte e del genio umano.
Praticamente si è scambiato Roma per una località balneare di periferia.
E gli hotels a cinque stelle lusso per bettole del porto.
VIII
Come una buona Guida si deve presentare ai suoi clienti.
Nei rapporti interpersonali, in tutte le società ed in tutti i tempi sono state create delle regole, degli usi e costumi che sono oggi seguiti da tutti, come il salutare, la stretta di mano, il gesticolare, il parlare in un certo modo, il galateo di vita essenziale e varie regole di comportamento basilare per una civile convivenza.
In un certo senso quello che oggi si chiama eufemisticamente il linguaggio del corpo.
Considerando sempre la sensibilità altrui, avendo rispetto per l’altrui personalità, per arrivare fino al famoso concetto che la mia libertà finisce quando comincia la tua.
Mai imporre agli altri il proprio pensiero o il proprio volere.
Purtroppo, per una forma di narcisismo, di potere del caporale, trovandosi al centro di una attenzione di un pur ridotto pubblico, in molti casi sopravviene il complesso del mattatore, perniciosa patologia della Guida mediocre che lo porta a sentirsi padre-padrone del gruppo e assumere così un atteggiamento arrogante e superbo con i suoi clienti e purtroppo anche con i suoi colleghi.
E questo si manifesta anche esteriormente esibendo una mise che fa invidia ai clochard dei ponti parigini.
E’ una pena vedere queste giovani Guide, uomini e donne, procedere nelle Basiliche o nei Musei a passo di carica, alla maniera dell’ufficiale in una azione militare, con fare altezzoso, parlando fiocamente e senza degnare di uno sguardo i suoi turisti che affaticati, smarriti, sudati, lo seguono come in trance e che non hanno il tempo di fare una foto e non parliamo di rivolgere qualche richiesta al dittatore.
In oltre purtroppo con l’incremento degli abusivi, che spesso sono giovani stranieri che conoscono la lingua ma non la storia, il fenomeno sciattoneria fa un salto di qualità…..
I capelli scapigliati ed unti di gel che fa molto trend, le camicette striminzite, e portare a tracollo uno zaino tipo Indiana Johns, pure, per non parlare poi dei pantaloni che nella migliore delle ipotesi arrivano al polpaccio, pieni di feritoie e strappi che forse ricordano battaglie storiche.
Ma quello che rasenta il sublime è, specie in Basilica, contro tutte le più elementari regole del buon senso, del rispetto per il luogo sacro e soprattutto per rispetto ai suoi turisti, il braccio alzato, a mo’ di bandiera, o a ricordo del monumento a Cola di Rienzo al Campidoglio, enfaticamente, stringendo nella mano accaldata, una lurida, oscena bottiglietta di plastica metà piena di acqua minerale e alla quale, spudoratamente egli si attacca di tanto in tanto per bere quella brodaglia calda mista alla propria bava.
E tutto davanti agli occhi sconcertati dei propri ed altrui turisti.
Una volta mi sono permesso di suggerire ad uno di loro di evitare di portare quella specie di disgustoso vessillo in una Chiesa, dove si dovrebbe assumente un certo contegno rispettoso, se non altro per il senso sacro del luogo, sia per la teologia e per le memorie storico-artistiche esistenti.
Come risposta a questa mia osservazione, ricevetti uno sguardo aggressivo e spudorato con il quale notavo il suo rammarico per non avere il tempo di fermarsi e darmi un pugno, con la sollecitazione di farmi…gli affari miei.
IX
Those good old times? Quei bei vecchi tempi?
Era meglio prima? Questa frase retorica mi ha sempre dato fastidio perché sono convinto che ogni tempo ha il suo bene e male… ma è indubbio che oggi ci troviamo a fronteggiare una situazione etica veramente pietosa. Nel campo della scienza sono stati fatti negli ultimi anni dei progressi incredibili, così come nel campo medico scientifico… ma la condizione di rispetto, dignità, confronto franco e leale con il prossimo sono parole obsolete.
E non credo che questi principi sono sorpassati, non vanno più bene in una società moderna. Anzi credo proprio che essi siano un veicolo di progresso sociale e civile senza la quale prima o dopo affonderà nel caos, nella violenza e nell’indifferenza.
Quello che rimpiango dei buoni vecchi tempi è la mancanza fisica di alcune guide che erano molto conosciute ed apprezzate universalmente da coloro che operavano o avevano in qualche modo rapporti con la cultura e con il turismo.
Chi rimpiazzerà l’eleganza, classe, il grande senso dell’umorismo, la presenza fisica e la magica personalità di una Tina Triossi, oppure la serietà, l’aristocratico comportamento della Enrichetta Errera, la dignitosissima elegante presenza, la cultura, lo straordinario carisma e la forte personalità di Leonardo Dal Maso, l’eleganza raffinata, l’umanità e simpatia di Giorgio de Angelis, la prestanza, la cultura, la accattivante personalità di Enzo Manzione e di tanti altri ancora prima di loro …..fino ad arrivare a Giovanni Gross, la vera guida degli oltramontani è qui retratto al natural sembiante, mostra l’antiche e moderne piante, e le fabbriche eccelse dei Romani… come di vede da una stampa seicentesca del Villamena, con un grande cappello piumato ed un spada al fianco, elemento quest’ultimo che sarebbe da ripristinare per ragioni di sopravvivenza, insieme alla licenza di guida turistica autorizzata……
A noi, in alternativa, per aiutare ad aprire la mente specie ai colleghi dell’ultima generazione, non rimane altro che affidarci alla protezione della Madonna delle Guide, la Madonna Oditrigia, la guida della giusta via, che è venerata a Roma nell’omonima chiesa dei siciliani, di via del Tritone e che è anche molto popolare in molti paesi della Calabria e della Sicilia.
X
Ma no, basta cosi...guida ci si nasce ed io lo nacqui.....
Giancarlo Alù
Guida turistica di Roma
Appunto.
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