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Una storia curiosa di una Guida

Ricorderò per sempre quella bella mattina di ottobre di diversi anni fa, quando Roma sfoggia  i colori più belli dell’anno.

Il sole, in ottobre, dipinge tutto di oro, gli ornati  palazzi barocchi, le facciate e le cupole delle Chiese, i pini maestosi ed il Tevere.

Roma in ottobre sembra una delle città d’oro dello Jucatan Maia, la cui vista fece impazzire di cupidigia le truppe spagnole di Cortez…..

Ottorino Respighi (emiliano di nascita) con le sue “Ottobrate Romane” ha colto perfettamente lo spirito, la luce, la magia che c’è nell’aria in Ottobre a Roma

Il grande Ippolito Caffi (nato a Belluno)lo ha rappresentato questo miracolo che avviene solo in ottobre, con le meravigliose vedute del Foro, del Colosseo, della Piazza San Pietro, dei panorami dal Pincio, della Piazza del Popolo…

E proprio a Piazza del Popolo che ricordo terminò il nostro tour verso le ore 12 di una bella mattina di ottobre..

Mi ero divertito quella mattinata con un gruppetto di signore americane attempate, tutte con i capelli bianchi, corti e ricci, come dei copricapo, ma tutte allegre, vivaci, giovanili nel loro garrulo chiacchierio, sempre commosse dalle cose di Roma, sempre in apprezzamento della mia opera di spiegazione.

Era stato un piacere mostrare Roma a queste anziane semplici signore provenienti da un piccolo paesino dell’Ohio, in mezzo a sconfinate pianure coltivate a grano, e che per la prima volta nella loro vita avevano lasciato il luogo natio, volato e venute a Roma con un gruppo guidato dal Pastore, con moglie e figlioletti al seguito.

E’ bello spiegare le bellezze di Roma a chi ti segue con gli occhi sgranati come se io fossi un oracolo.

Scendemmo dal pulmann e prima di salutarci (l’hotel era proprio li all’angolo) detti un ragguaglio generale sui monumenti e la loro storia di questa bellissima piazza romana. 

Poi i saluti, le foto di prammatica, sorrisi, qualche timido applauso, le strette di mano, qualche bacio, molte belle parole di apprezzamento, delle mance.

Ad un tratto il gruppo fu percorso da un fremito, da un vociare preoccupato e subito si formò un gruppetto che sorreggeva una di loro, molto anziana, che ebbe un mancamento.

 Fatta sedere al vicino  caffè Canova, dopo un bicchiere di acqua, la signora tornò in sé e io mi offrii insieme ad altre sue preoccupatissime amiche, di accompagnarla in albergo distante solo pochi metri.

Ma la vecchietta, ormai perfettamente rimessa, rifiutò categoricamente ogni ulteriore cura e molto determinata accomiatò le amiche esprimendo la volontà di rimanere ancora un poco nel bar di quella piazza.

Poi rivolgendosi a me con fare deciso e quasi perentorio mi invitò a sedermi accanto a lei e cominciò a parlarmi con un tono di voce forte e convincente, e mi disse:

- Ho molto amato il tour di oggi, non sai quanto. Ora, ti prego ripetimi il nome di quella chiesa là e dimmi qualcosa a proposito.-

Veramente rimasi sorpreso da questo strano e repentino cambiamento di tono di voce, della sua serietà e determinazione quasi ansiosa.. e mi affrettai subito a risponderle, anche se ne avrei fatto a meno perché mi rimaneva poco tempo per il servizio del pomeriggio con un altro gruppo in un hotel un po’ lontano. Le dissi che la chiesa era Santa Maria del Popolo, le dissi della leggenda del luogo della morte di Nerone, della cappella Chigi con Raffaello e Bernini , di Caravaggio e dei pittori del rinascimento che vi si trovano. E poi le indicai il monastero accanto dei padri Agostiniani, dove si dice avesse soggiornato Martin Lutero e da dove fuggì una notte con la sua amante, una suora dello stesso ordine.

A questo punto l’anziana signora si alzò di scatto e mi pregò con insistenza di seguirla, cosa che feci subito. Cominciò a camminare spedita attraversando tutta la piazza. Poi a pochi metri dalla chiesa si fermò, si girò verso di me e mi chiese:

- Vorrei visitare il monastero….debbo visitare il monastero. Mi puoi aiutare? Io non parlo l’italiano.-

Io rimasi titubante e le esposi una serie di ragioni per cui non potevo, primo perché avevo un po’ di fretta per via dell’altro impegno, e poi erano ormai le una e il monastero era chiuso, veramente era sempre chiuso al pubblico, e solo la Chiesa si apre ad orari prestabiliti. 

A questa mia risposta la sua espressione divenne prima cupa e poi quasi implorante mi disse con una maniera da commuovere le pietre.

-Ti prego, ti scongiuro, proviamo a suonare, ti pago qualsiasi cifra tu mi chieda, ma io debbo visitare quel monastero….aiutami.-

Io tentai ancora una volta a dissuaderla dicendo che comunque a quell’ora i monaci stavano mangiando e per nessuna ragione avrebbero aperto.

A questo punto la signora si appoggiò al muro del monastero e con occhi bassi e con un tono di voce monotono mi raccontò:

-Forse penserai che sono pazza ma poco fa , alla fine del tour sono svenuta per pochi istanti e nel mio deliquio ho avuto una visione come un flash: mi sono vista all’interno del convento e ho rivissuto un attimo della mia esistenza in quell’ambiente. E io non sono né cattolica né mai stata qui prima d’ora!

Ho visto una scala ripida che portava ad un ballatoio con due corridoi.

In quello a sinistra c’erano sette piccole celle e l’ultima era la mia.

 La terza cella era la più grande e li ci riunivamo per il rosario alle 5 del pomeriggio e per cucire.

 La mia cella, la settima, aveva sul muro uno strano affresco nella parete destra, che veniva coperto dalla porta quando si apriva, con un' immagine sofferente di Gesù in ginocchio nell’orto di Getsemani, in preghiera con le mani giunte. La finestrella guardava in un chiostro con un piccolo albero ed al centro una vera di pozzo. Io devo sapere se ci sono tutte queste cose a me ora così familiari, capisci?-

Molto perplesso ed imbarazzato tentai un – ma questo non è un convento, è un monastero abitato solo da monaci…

Ma un suo sguardo mi convinse di suonare il campanello del monastero.

E naturalmente nessuno rispose. Allora con mia sorpresa la vecchietta cominciò a suonare ripetutamente, con mio grande imbarazzo e finalmente dopo qualche minuto un voce al citofono, chiaramente alterata, mi chiese chi fossimo e cosa volessimo. Io allora dissi- è una emergenza , ci apra per favore.- In effetti qualche minuto più tardi un grande frate ci aprì,  rimanendo immobile nella luce della porta e senza alcuna intenzione di spostarsi ci guardò e mi chiese: che volete? La Chiesa apre alle 16, ora i frati riposano.-

 Al che io dopo avere dato uno sguardo alla signora cercando un suo assenso, cominciai a parlare dicendo che questa signora americana, essendo di passaggio, aveva urgenza di visitare il monastero perché in gioventù era stata monaca qua. Il frate sorridendo mi disse che erano circa 400 anni che non c’erano più le monache, da quando Paolo IV Caraffa, nel 1556, le trasferì in un altro luogo  e che quello da allora è sempre stato un monastero per soli frati. Io tradussi, sollevato, la cosa alla signora e lei mi disse di  descrivere la casa, le stanze ecc al monaco che sempre più si ritirava verso l’interno cercando di chiudere la porta.

Finito di parlare dell’interno delle celle ecc.. il monaco rimase qualche minuto come interdetto, poi si decise a togliersi dalla porta e a farci entrare.

Immediatamente la vecchietta americana corse su per la scala ripida..che aveva descritto e arrivata nel ballatoio si diresse spedita verso il corridoio di sinistra…(perché effettivamente c’erano due corridoi), fino in fondo e alla sua fine dove c’era una porta con il numero cinque… Salendo su con il padre, in silenzio, e arrivati davanti alla porta chiusa n. 5 gli dissi, “vede questa s’è inventato tutto, non sono 7 le celle, ma cinque.

Ed il frate, con calma pensierosa mi disse che c’erano 7 celle ma nel 1854, Pio IX ne fece unificare due per ingrandire la terza.

La signora attendeva intanto davanti alla stanza n° 5 che era chiusa a chiave, in silenzio, quasi in meditazione.

Il frate a sua volta, quasi obbedendo ad un ordine superiore mai dato, prese dalla tasca del saio la chiave e l’aprì.

La cella era piccola, e una volta aperta, la signora si girò dietro la porta per vedere l’affresco con Gesù.

Ma non c’era!.Lei mi guardò con aria interrogativa e io passai lo sguardo al frate, il quale disse che nel 1998 la Soprintendenza alleBelle Arti insieme al Vaticano hanno staccato l’affresco che era attribuito al Beato Angelico, restaurato e deposto in una sala della Segreteria di Stato al Vaticano, molto vicino all’ufficio del Papa.

E mi disse anche che rappresentava Gesù in preghiera al giardino di Getsemani e che era curioso perché egli aveva il volto rigato da gocce di sangue, come se indossasse una rete rossa.

Indi, la vecchina corse alla finestrella…e io la seguii.

Si, c’erano il chiostro, la vera di pozzo ma niente albero.

Allora il frate mi disse- vede quel tavolo grande tondo che c’è sotto il portico? Bene quello è una fetta di un tronco di un immenso pino di circa 500 anni che è stato abbattuto dieci anni fa perché era diventato un pericolo per tutta la struttura con i suoi grandi rami ed le radici.-

Seguì un silenzio glaciale dopo la mia stentata e esitante traduzione. 

Poi, dopo qualche minuto, la vecchia signora americana dai buffi capelli ricci e bianchi, dagli eccentrici pantaloni al polpaccio e dalla camicia a fiori sgargianti, uscì dalla cella senza proferire parola, scese le scale, aprì il portone e scomparve in mezzo alla folla di Piazza del Popolo, in un meraviglioso pomeriggio di ottobre.. 

 

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