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CULTURA GENERALE
1 La laguna di Venezia
Author: maria grazia gagliardi

Per comprendere la storia di Venezia, dalla sua nascita alle prospettive future, è indispensabile conoscere l’ecosistema particolare e prezioso che è la laguna di Venezia. Si tratta di una delle più vaste "zone umide” d’Europa, pari a un’estensione di circa 520km2 (circa 50km di lunghezza per 12 km di larghezza). La profondità media della laguna, nonostante in alcuni punti raggiunga anche i 20 metri, è di neanche 80cm. Questo spiega la presenza nel paesaggio lagunare dei numerosi pali (briccole) che segnano i canali navigabili, alcuni naturali altri artificiali.

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2 Concorso letterario
Author: Silvio Ranieri
L’associazione Culturale “PEGASUS CATTOLICA” con il Patrocinio della Regione Emilia Romagna, della Provincia di Rimini e del Comune di Montefiore Conca, organizza la 1^ Edizione del Premio letterario Internazionale Montefiore articolato in cinque sezioni. A. Libro edito di Narrativa, di Poesia o di Saggistica in lingua Italiana o in lingua Inglese . B. Opere inedite di poesia in lingua Italiana, in Vernacolo o in lingua Inglese C. Opere inedite di narrativa in lingua Italiana, in Vernacolo o in lingua Inglese. D. Silloge poetica inedita in lingua Italiana in Vernacolo o in lingua Inglese. E Romanzo inedito in lingua Italiana o in Lingua Inglese PER OPERE IN LINGUA DIVERSA DALL’ITALIANO E DALL’INGLESE OCCORRE INVIARE APPOSITA TRADUZIONE. Il tema è libero. E’ possibile partecipare alla sezione A con max 2 opere, (doppia quota) per le categorie B e C, con max cinque elaborati, alla categoria D con min. 25 poesie e max 30. Alla categoria E con max 1 elaborato senza limite di pagine. Ogni concorrente può liberamente partecipare a più categorie. ART. 1 L’iscrizione al concorso è aperta a tutti i cittadini Europei. L’adesione da parte dei minori deve essere controfirmata da chi ne esercita la patria potestà. ART. 2 I concorrenti o le case editrici per partecipare al concorso dovranno versare un contributo per associarsi all’iniziativa di € 20,00 per tutte le categorie sul C/C 7 BANCARIO n. 2946 –Coord. Bancarie IT-71Z/08578/67750/000030102946 intestato all’Associazione Culturale “PEGASUS CATTOLICA” o in alternativa assegno circolare intestato all’Associazione entro e non oltre il 31.05.2011 (farà fede la data del timbro postale). Ed inviare le composizioni complete di fotocopia del versamento o corredate dell’assegno, al seguente indirizzo: Associazione Culturale “PEGASUS CATTOLICA” via Irma Bandiera 29 47841 Cattolica (RN). Associazione.pegasus@alice.it Tel. 347 1021100
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3 L'Arte e la mia crema della crema...
Author: Giancarlo Alù

 

Federico Barocci, un grande Artista della Storia dell’Arte.

L’Arte è il percorso che ha l’uomo per esprimere se stesso, il proprio sentire nel confronto con la Natura, sia intesa secondo l’originario pensiero filosofico greco della “totalità del reale”(Perì physeòs), o secondo quello di Kant , ovvero l’ordine dei fenomeni, secondo regole necessarie o leggi, oppure nel confronto con se stessi, una ricerca della interiorità metafisica dell’anima.

Gli Artisti, nei secoli, hanno creato opere d’Arte che hanno risuonato come diapason nei cuori dei lettori dei quadri, delle sculture, delle poesie ecc, risvegliando vibrazioni, energie vitali dagli effetti quasi terapeutici e taumaturgici.

A me  questi effetti li causano taluni Artisti del passato e del presente e che hanno una speciale sottile, sublime seduzione che arriva nel profondo della mente e dell’anima.

Oggi, avendo raggiunto quella che utopisticamente si chiama “maturità”, ed avendo acquisito esperienza e (poca) conoscenza, posso tentare un bilancio pacato, ragionato, con il cuore, una specie di scrematura qualitativa, di quelli che, secondo me, sono gli immortali nell’Arte in tutti i campi, i Geni-monstre che sovrastano giganteschi tutti gli altri nella  visione artistica e che sono sicuramente eletti dal Signore.

Egli ha dato loro una Grazia particolare, ed ha sempre tenuto la mano sulla loro testa e li ha guidati come sue diramazioni, sue pedine.

Di essi alcuni sono “scontati,” altri un po’ meno, perchè meno conosciuti..

Una specie di graduatoria casereccia nel merito, una sorta di scelta del tutto personale del "Sublime".

Per la Musica, quelli che io personalmente reputo unici e semi-dei, se non dei e basta sono:

Mozart, ovviamente, e no comment.  Poi Puccini,( non necessariamente in quest’ordine). E mi piace anche Ottorino Respighi, poi Claudio Baglioni, Mina, Frank Sinatra, e l'immortale, unico Mario del Monaco.

Ed infine il grande Errol Garner con quel suo tocco magico dei polpastrelli sui tasti del piano, graduato ed accarezzato, articolato e onirico che sa trasmettere in linea diretta emozioni e vibrazioni dal suo cuore direttamente al nostro. E ci fa sentire tutti grandi pianisti, anche se non sappiamo suonare.

Ma la Musica è un elemento corporeo, nel senso che le sue invisibili vibrazioni ed onde musicali entrano fisicamente nel cervello prima, attraverso le aperture delle nostre ridicole orecchie, per poi raggiungere i più remoti recessi dello spirito, invadendo fisicamente gangli nervosi, nuclei elettrici del cervello, e dopo aver scombussolato il nostro essere, creano, mentre si sedimentano nell’anima, emotività come il bisogno di piangere, di rilassarsi, di sognare. 

Per la Scultura, un'opera che ha su di me un potere magico, ipnotico e travolgente da sentirmi male è una scultura lignea che si trova nel Duomo di San Gimignano: l’Annunciazione di Iacopo della Quercia, del 1422, dove la statua di Maria raggiunge perfezioni architettoniche, musicali, poetiche forse mai più superate. Il fluire della lunga veste rossa, il portamento di sorpresa, le mani sul seno, l’espressione sognante e di apprensione nella consapevolezza del suo compito straordinario…..

Poi c’è ovviamente Michelangelo.

C’è il Davide….che io sono certo essere una creazione di esseri alieni venuti da Marte per farsi conoscere e che Michelangelo ha spacciato per opera sua.

Infatti questa non è un’opera umana, non può essere.

Lì c’è tutta la potenza di Dio, sì, quello che ha fatto le montagne, i tramonti, i fiori, i cani, gli uccelli, le gemme…e anche l’uomo, forse suo unico errore.

Ma si è riscattato creando Michelangelo e pochi altri Geni.

Nei nostri tempi c’è l’Opera sublime (credo che userò questo termine in questa sede molto spesso, perdonatemi) di Venanzio Crocetti che io ho avuto il privilegio di conoscere e di avere mio ospite, che mi ha fatto cambiare il mio concetto di religiosità, di Arte e di vita.

Mi riferisco alle stazioni della passione di Cristo nella Chiesa di San Giovanni Bosco a Cinecittà, Opere la cui visione ogni volta, suona come un gong bronzeo nelle mie orecchie e che mi fa tremare le gambe ed i polsi.

L’efficacia iconografica, la potenza descrittiva, il coinvolgimento spirituale con forme semplici, lineari, quasi studiate a tavolino…ma scolpite con l’anima e modellate con il cuore.

Quasi come le sculture cinesi del periodo Tang.

Limpidi nella struttura, attivi nel messaggio, solenni ed eleganti formalmente.

La Pittura, come la Scultura, si insinua nel nostro essere attraverso gli occhi per toccarlo e farci fremere di emozione.

Il Giotto, solo per iniziare in ordine di tempo, non necessariamente per qualità, che io amo in particolare è quello degli Scrovegni, è quello del bacio di Giuda, che ha la potenza e la capacità di farci sentire tutti dei Giuda, dei miserabili, noi come umanità, di farci vergognare per quello che l’uomo ha fatto contro questo innocente, emblema dell’innocenza, della purezza, della fatale bontà.

E Dio gli ha dato l’illuminazione francescana di non considerarlo più  come nel concetto bizantino lontano dall’uomo, padre e padrone anche un po’ crudele e dal cipiglio cupo e pauroso dei mosaici di Monreale, o di Cefalù o in altre mille Chiese Greco-ortodosse del mondo.

Non più il timor dei, dunque, ma un Dio Padre ma anche fratello ed addirittura vittima nostra!

Giotto, anche attraverso l’intensità espressiva degli occhi di Cristo e dei santi e degli angeli che lo circondano, ci ha riportato Dio, Gesù tra di noi mortali, per farcelo conoscere ed apprezzare, per farcelo amare e non temere, per darci la possibilità della sicurezza della Sua alleanza ed amicizia a cui chiedere favori, sapendo di riceverli.

Giotto aveva recepito questo simbolismo e ha chiesto a Dio di poterlo effigiare.

E Dio lo ha guidato con la sua mano.

Così come ha fatto con Masaccio della Cappella Brancacci, nella Chiesa di Santa Maria del Carmine a Firenze, con San Pietro nel solenne incedere, che non è  regale e superbo di un governante prepotente e crudele, ma quasi defilato, carico di dolore per la condizione umana, che senza guardare il postulante per non umiliarlo nel vedere la sua disperata condizione, gli dà l’elemosina.

Non la concede…la dona, ed in cambio riceve da una misera con bambino in braccio, da uno storpio stremato, degli sguardi di gratitudine così intensi, così sentiti che sono rivolti non soltanto a San Pietro ma a tutta quella buona umanità compassionevole, fraterna che ancora esiste anche se di specie rara.

Non ci sono parole per descrivere il coinvolgimento emotivo che Masaccio ci propone…!

Michelangelo pittore,  nel Giudizio Universale nella Sistina, più ancora che nella volta legata a situazioni circoscritte descrittive, strutturali e decorative, credo che abbia cantato a voce spiegata e potente tutta la gloria del Signore.

Invito lo spettatore ad avvicinarsi alla parete sul lato sinistro guardando il Giudizio, sopra la porticina della sacrestia (custodi feroci permettendo), e ammirare quasi ad altezza umana da vicinissimo le figure affrescate.

E qui si sente la presenza fisica, con tutta l’anima di Michelangelo che dipinge là, proprio dove si è ora, con i piedi poggiati dove sono ora i vostri piedi.

Michelangelo qui, ha rappresentato la resurrezione dei corpi dal purgatorio.

Le figure sono trattate in stile compendiario quasi come gli affreschi romani della villa dei Misteri a Pompei, pochi colpi svelti di pennello, senza dettagli di unghie o peli, ma di una efficacia sconvolgente.

E’ rappresentata tutta la tragedia dell’essere umani, tutta la nostra fragilità corporea, ma anche tutta la nostra spiritualità, la scintilla della grazia di Dio, per la quale voliamo, levitiamo solenni, colmi di amore di Dio, verso il Paradiso per godere la gioia eterna della visione di Cristo.

Michelangelo accentra l’attenzione sul Cristo, quasi ignorando il concetto di Trinità.

Non c’è traccia del Padre, e dove, come nella volta, c’è il Padre non c’è il figlio.

Nel giudizio finale non si vedono le fiammelle o la colomba dello Spirito Santo come nelle incisioni del Cort, non si vede la mano del Padre che sporge dal cielo come nei mosaici paleocristiani, non appaiono insieme Padre Figlio e Spirito Santo come nella “Disputa del Sacramento” di Raffaello.

C’è solo Gesù che accoglie tutti, nella nostra drammatica situazione di morte fisica, per consolarci ed abbracciarci, direttamente, umanamente, fraternamente.

E poi ecco il più grande di tutti, colui che con il linguaggio del corpo, combinato con quello dei colori è riuscito non solo a riportare il Divino sulla terra tra di noi, come fece Giotto tre secoli prima, ma anche ad umanizzarlo estrapolandone il meglio dell’umanità e a mostrarla con un forza dirompente ineguagliabile: Federico Fiori detto il Barocci.

Un’Opera, tra le tante grandiose, che amo molto è il “Riposo durante la fuga in Egitto”. Tutto è perfetto in questo sublime quadro della Pinacoteca Vaticana: la parte strutturale, quella cromatica e quella della verità divina umanizzata.

Immersa (come tutte le opere del Barocci) in una atmosfera leggermente ovattata, nebbiosa in cui i contorni delle cose e dei corpi sono delicatamente evanescenti, l’immagine rappresenta al centro una giovane e virginea Maria che attinge un po’ di acqua da una piccola fonte.

Dietro di lei, in piedi, San Giuseppe con un sorriso delicatissimo, offre con un ampio gesto, un rametto di ciliegie, testè colto da un albero, al piccolo Gesù che lo afferra delicatamente con le incerte manine e con un sorriso semplicemente paradisiaco.

Sulla destra, ad occupare uno spazio altrimenti vuoto, un asinello vigila in riposo. Simbolo di umiltà e mezzo di trasporto.

Una scena familiare serena ed intima nel riverbero degli affetti.

Ma, ed ecco il genio del Barocci, egli non dimentica la “qualità” divina del gruppetto che è messa in evidenza dalla nobiltà dei gesti, e dalla colorazione delle vesti che sembrano essere costituite da nuvole nel tramonto e da profondità marine perfettamente dosate ed accostate.

E poi l’umanità divina o la divina umanità del linguaggio dei loro corpi.

Maria sembra attenta ad attingere l’acqua da una piccola fonte con una scodellina ma il suo giovane e delicatissimo volto esprime silenziosamente meditazione e rassegnazione. La bocca un po’ ristretta indice di tensione interiore, gli occhi abbassati leggermente gonfi di pianto per la suprema tragica consapevolezza, con il braccio sinistro rilassato sul grembo che tradisce la sua totale obbedienza al disegno divino.

Un poema celestiale.

San Giuseppe, nel suo ruolo di padre, protettore affettuosissimo, porge il rametto, come porge tutto se stesso, anch’egli, al progetto divino ed il suo mantello rosso luminoso è delicatamente mosso da una ventilazione soprannaturale, che non solo dà slancio psicologico al suo gesto, ma gli conferisce un ruolo angelico.

E poi il piccolo Gesù dalle tenere carni appena rosate afferra divertito le ciliegie, istaurando con il padre un rapporto di affetto-gratitudine che esiste solo tra padre e figlio.

E talvolta tra nonno e nipotino…. E questo lo dico per esperienza personale.

Io vedo in quell’innocente sorriso di Gesù, nei suoi occhi ridenti ed espressivi  quelli di mio nipote di un anno.

Così come li vidi 36 anni fa circa in quelli dei miei figli bambini.

Federico Barocci lo ha percepito perché il suo cuore era puro ed innocente.

Caravaggio aveva una crudezza realistica radicata nella terra, nella società del suo tempo, e non è mai arrivato a percezioni soprannaturali come quelle di Barocci. 

Federico Barocci ha sorpassato il limite dell’umano per entrare in quello metafisico e spirituale in cui soltanto un puro di cuore ha accesso.

Consiglio vivamente una visita ad una epocale mostra del Barocci a Siena, in cui oltre alle sue sublimi opere ve ne sono altre di grandi maestri che però al suo confronto si spengono come candele in una tempesta.

E consiglio altresì di acquistare uno strepitoso volume-catalogo-guida, edito per l’occasione da Silvana editoriale di Cinisello Balsamo, curato da una schiera preziosissima di storici dell’Arte, e da critici di grande preparazione e sensibilità ed illustrato da foto di una qualità straordinaria di stampa grazie ad una sofisticatissima tecnologia imprenditoriale.

Un figlio ideale di Barocci, erede e reggente lo stesso scettro di genio, sua reincarnazione di circa un secolo più tardi, ma figlio della sua epoca fu Sebastiano Conca, 1679-1764. Artista sublime il cui pennello era usato con i colori non da lui ma da mani di Angeli. Lui assisteva solamente e si prendeva gli elogi e gli emolumenti. Non può essere altrimenti che così.

Un piccolo quadro nella Pinacoteca Vaticana che rappresenta la deposizione di Cristo tolto dalla Croce, esposto a livello di bambino, ha una pericolosità estrema: ha la capacità di attirare l’attenzione del visitatore e di tenerlo legato, anche contro la sua volontà, con una forma di malia e di incantesimo che perdura anche dopo essere portato via di peso dai custodi all’ora di chiusura…….

Cito brevemente altri due Geni che raggiungono con la loro opera vette mai toccate da altri e che si prospettano alla visione del Paradiso.

Uno è il veneto Ippolito Caffi, e l’altro è  Max Ihlenfeldt alias Massimo Campigli.

La figura di Ippolito Caffi, in onore del quale ho avuto il privilegio ed il vanto di organizzare una mostra di alcuni suoi quadri, circa 3 anni fa al Vittoriano, è legata a quel filone corotiano delle vedute di città ed in particolare Roma e Venezia.

Anni fa ho avuto il grande piacere di effettuare una ricerca sul suo operato nel Vaticano, ai primi anni del pontificato di Pio IX.

Ho riconosciuto la sua mano in diverse formelle degli armadi della biblioteca apostolica Vaticana, poiché ho avuto l’occasione di passare loro davanti quasi quotidianamente. E con l’altissimo credito ricevuto dal Compianto Prof. Carlo Pietrangeli, allora direttore Generale dei Musei Vaticani, pubblicai uno scritto su questa scoperta, che tale fu, poiché la loro attribuzione non era ancora stata trovata.

E io fra l’altro trovai la ragione di tale inconsapevolezza per il fatto che non esistono ricevute di pagamenti a lui effettuati o altri documenti di committenza semplicemente, per una omonimia con un carbonaro, Ippolito Caffi fu cancellato dalla lista dei pittori del Vaticano insieme a tutto ciò che aveva riferimento con lui.

Egli ha saputo avvertire la magia di Roma, dei suoi monumenti, delle sue piazze e soprattutto della sua luce , magari in autunno e l’ha ricreata perfettamente realistica aggiungendo nelle sue opere un elemento particolare che dà vita alla rappresentazione o al panorama, e cioè l’amore.

Campigli mi commuove, mi rilassa e mi appaga con le sue geometrie umane, con le figure femminili che riverberano, nella loro solennità interiore, Piero della Francesca.

Grandi geni, grandi figure…tutti morti. Ma perché devono morire questi uomini straordinari e lasciarci soli ? anche se quelli che ho menzionato sono immortali ?

Mi consolo con il pensiero che il Padreterno ne aveva bisogno per arricchire il Paradiso.

 

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RACCONTI
1 Viaggio nella notte
Author: Paolo Marcelli

Scritto cinque anni fa, quando - fra appuntamenti in giacca e cravatta e riunioni mozzafiato con clienti esasperanti - conducevo vita bucolica, quella che amo e che, prima o poi, tornerò ad avere (oggi, per "doveri" verso altri, sono costretto a sopravvivere in città)!
In quel tipo di vita, ho compreso la Vita! Questa..., non la comprendo più!.

Il mio sogno, quello che è stato di sempre, ora è qui, immensamente più forte e smisuratamente più reale. Alle spalle ho il mio grande camino, ben infuocato e scoppiettante delle pigne che raccolgo nel mio bosco appena adiacente la mia casa. Alla sinistra la mia amata finestra, un occhio del casolare che guarda verso una fantastica, selvaggia vallata. Nelle giornate terse la visione è paradisiaca: si riesce a spaziare con la vista sino alle montagne, ora completamente innevate. Sopra il mio tavolo... c’è un gran casino: del pane spezzettato, una mezza forma di formaggio scavato, una pentolaccia di terracotta fino a poco fà piena di minestra di ceci, uno spezzone di salame addentato, spezie varie, il mio fido coltellaccio da montagna, dei fogli di carta per appunti oramai con più appunti che carta, una matita ridotta ai minimi termini. Ed il mio portatile, un lucido ed inviolabile super potenziato Macintosh. Vissuto e moderno, rustico e tecnologico. Binomi che mi piacciono, mi eccitano. Mi alzo un momento, per sgranchirmi le gambe e la schiena. Sono ore che sto seduto davanti al mio tavolo, davanti al mio computer, guardando di tanto in tanto fuori dalla mia finestra i miei alberi, il mio vento, il passare del mio tempo, quello meteorologico e.. anche quello che di giorno in giorno inesorabilmente è sempre più ridotto. Questo non mi ha mai spaventato, considerato che è una vita che lotto a braccio di ferro con la Vecchia Signora. Casomai il fatto mi fa incazzare!
Qui tutto è "mio", materiale ed immateriale, una sensazione che nella vita di città non è possibile saggiare.
Prima di trovare questo mio paradiso, neanche nel sogno più fantasioso avrei immaginato che ciò che ora sto vivendo potesse somigliare ad una realtà. Madre natura ci ha creato liberi ed in sintonia con essa. Noi uomini "civili" abbiamo invece sovvertito questa condizione, allontanandoci fin quasi a temere la natura. Sì, anche tu! Tu che stai leggendo questo blog, hai mai pensato di alzarti dal letto in piena notte ed uscire dalla tua casa di città ed addentrarti nel primo boschetto rintracciabile? Ammesso e non concesso che in una tua notte insonne un vago desiderio simile ti sia balenato per la mente, so benissimo, da ex cittadino, quali e quanti problemi ti porterebbero a rinunciare a questa folle avventura. Primo problema sono coloro che potrebbero vivere con te. Un genitore, una moglie o marito, un figlio (no, tralasciamo le più elastiche, giovani menti) che ti vedono vestire e si sentono salutare con un: "Dormi, dormi. Torno fra un po’! Faccio un giro nel parco. Sai, il tempo di rilassarmi!". Ti prendono per matto. Secondo problema - fregandotene del primo - sarà quello di prendere necessariamente l’auto per arrivare ad un boschetto o parco che si rispetti. Ma dove avrai lasciato ieri sera la tua luccicante berlina? Cazzo: nel garage! Sono, ipotiziamo, le due e mezzo. Tutti i condòmini, è una certezza, dormono, a parte qualche insonne come te che, però, al bosco proprio non ci pensa minimamente. Va bene. Ammettiamo che decidi di rischiare l’indomani linciaggio condominale. Scendi nel garage, alzi quella maledetta cigolante serranda, metti in moto producendo echi di rombo bestiali per tutti i sei piani del palazzo, innesti la marcia e vai. Sei fuori, grondante di sudore, ma sei fuori, ad un passo dalla tua agognata passeggiata notturna. Problema terzo, il più importante, è quello di trovare quelle condizioni ideali per vivere una esperienza notturna a contatto con la natura. Il parco vicino casa? Neanche a pensarci. Girano più beoni e tossici che non viaggiatori alla stazione di Milano. Il bosco più vicino è quello di, insomma quello lì. Decidi per questo. Ti è sempre piaciuto quel posto, sin da bambino in cui ci andavi con la tua famiglia tutti i ferragosto e trascorrevi la giornata giocando con altri bambini a nascondino o al classico guardia e ladri. E’ un posto familiare, rilassante, rassicurante. Diciamo che raggiungi il confine del boschetto dopo una mezz’ora. Scendi dall’auto. Ti guardi attorno. Quel silenzio non lo ricordavi. Un silenzio inquietante! Quell’oscurità non la ricordavi. Un’oscurità opprimente! Quella solitudine non la ricordavi. Una solitudine deprimente! Il solo pensiero di sforare il confine tra la strada statale ed il bosco ti terrorizza. Solo il pensiero di avvicinarti a quel luogo così ostile e diverso dal tuo habitat ti provoca brividi di paura.
Risali in auto e te ne ritorni a casa, convinto che i tuoi familiari avevano ragione.
Sciocco, cieco, sordo, pavido umano. Anche io ero come te. Poi! Qui, da dove ora sto scrivendo, immerso tra le meravigliose colline di questa fantastica regione, ho iniziato a conoscere il senso della nostra esistenza, sentire quello che non siamo più abituati a sentire, vedere l’invisibile, comprendere i semplici meccanismi della vita, accettare l’inaccettabile e l’incomprensibile di tutte le cose che ci circondano e che viviamo. Anche la nostra più ancestrale paura.
Guarda caso, sono tornato, da poco, da un’escursione notturna, che mi sono goduto insieme al mio dolce Billo, il mio meraviglioso bastardino. Non più di due ore fa ero a letto. Non per insonnia da brutti pensieri ma proprio per desiderio di farlo, mi sono alzato, vestito alla bell’emmeglio con jeans, magliaccia, giaccone e scarponi, ho fatto un fischio al "bastardo dentro e fuori" e sono uscito da quell’uscio, che mai chiudo a chiave, per ritrovarmi a solo poche decine di metri da quel bosco che lambisce questa vecchia, vissuta, viva casa colonica.
Le prime volte che mi accadeva di passeggiare nella notte, non ero così attento da accorgermi di quanto oggi, invece, sono in grado di vedere e sentire. Oggi sento che il silenzio della notte non è proprio silenzio: è un fracasso di richiami di uccelli, di zampette che scavano, di ali che strusciano, di foglie che sventolano, di rami che sbattono, di vento che fischia. Ma quale silenzio! Oggi vedo che l’oscurità della notte non è proprio oscurità: è una esplosione di brillanti, quando il cielo è stellato, è un bagno di bianco, quando c’è la Luna, è un vorticare di fiamme, quando volano le lucciole. Ma quale oscurità! Oggi avverto che la solitudine della notte non è proprio solitudine: è un continuo fruscio di esseri viventi che corrono, che si arrampicano, che scappano, che lavorano, che cacciano. Ma quale solitudine!
Tutte queste sensazioni, ogni uomo dovrebbe ri/provarle, per riuscire o tentare di dare alla vita quel -pur minimo - significato che tutti cerchiamo dalla notte dei tempi.
Mi sento fortunato! Fortunato di avere avuto in dono dalla vita il coraggio di cambiare pagine della mia storia che non mi si addicevano, ma che per tanto, troppo tempo ho dovuto vivere. Mi sento fortunato nell’avere conquistato, oggi, una buona malleabilità nel pensare e quindi nel vivere, nell’accettare l’imponderabile, nel cogliere il comprensibile fregandomene di cercare di comprendere l’incomprensibile. 
 

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2 La leggenda medievale di una monaca americana
Author: Giancarlo Alù

Una storia curiosa di una Guida

Ricorderò per sempre quella bella mattina di ottobre di diversi anni fa, quando Roma sfoggia  i colori più belli dell’anno.

Il sole, in ottobre, dipinge tutto di oro, gli ornati  palazzi barocchi, le facciate e le cupole delle Chiese, i pini maestosi ed il Tevere.

Roma in ottobre sembra una delle città d’oro dello Jucatan Maia, la cui vista fece impazzire di cupidigia le truppe spagnole di Cortez…..

Ottorino Respighi (emiliano di nascita) con le sue “Ottobrate Romane” ha colto perfettamente lo spirito, la luce, la magia che c’è nell’aria in Ottobre a Roma

Il grande Ippolito Caffi (nato a Belluno)lo ha rappresentato questo miracolo che avviene solo in ottobre, con le meravigliose vedute del Foro, del Colosseo, della Piazza San Pietro, dei panorami dal Pincio, della Piazza del Popolo…

E proprio a Piazza del Popolo che ricordo terminò il nostro tour verso le ore 12 di una bella mattina di ottobre..

Mi ero divertito quella mattinata con un gruppetto di signore americane attempate, tutte con i capelli bianchi, corti e ricci, come dei copricapo, ma tutte allegre, vivaci, giovanili nel loro garrulo chiacchierio, sempre commosse dalle cose di Roma, sempre in apprezzamento della mia opera di spiegazione.

Era stato un piacere mostrare Roma a queste anziane semplici signore provenienti da un piccolo paesino dell’Ohio, in mezzo a sconfinate pianure coltivate a grano, e che per la prima volta nella loro vita avevano lasciato il luogo natio, volato e venute a Roma con un gruppo guidato dal Pastore, con moglie e figlioletti al seguito.

E’ bello spiegare le bellezze di Roma a chi ti segue con gli occhi sgranati come se io fossi un oracolo.

Scendemmo dal pulmann e prima di salutarci (l’hotel era proprio li all’angolo) detti un ragguaglio generale sui monumenti e la loro storia di questa bellissima piazza romana. 

Poi i saluti, le foto di prammatica, sorrisi, qualche timido applauso, le strette di mano, qualche bacio, molte belle parole di apprezzamento, delle mance.

Ad un tratto il gruppo fu percorso da un fremito, da un vociare preoccupato e subito si formò un gruppetto che sorreggeva una di loro, molto anziana, che ebbe un mancamento.

 Fatta sedere al vicino  caffè Canova, dopo un bicchiere di acqua, la signora tornò in sé e io mi offrii insieme ad altre sue preoccupatissime amiche, di accompagnarla in albergo distante solo pochi metri.

Ma la vecchietta, ormai perfettamente rimessa, rifiutò categoricamente ogni ulteriore cura e molto determinata accomiatò le amiche esprimendo la volontà di rimanere ancora un poco nel bar di quella piazza.

Poi rivolgendosi a me con fare deciso e quasi perentorio mi invitò a sedermi accanto a lei e cominciò a parlarmi con un tono di voce forte e convincente, e mi disse:

- Ho molto amato il tour di oggi, non sai quanto. Ora, ti prego ripetimi il nome di quella chiesa là e dimmi qualcosa a proposito.-

Veramente rimasi sorpreso da questo strano e repentino cambiamento di tono di voce, della sua serietà e determinazione quasi ansiosa.. e mi affrettai subito a risponderle, anche se ne avrei fatto a meno perché mi rimaneva poco tempo per il servizio del pomeriggio con un altro gruppo in un hotel un po’ lontano. Le dissi che la chiesa era Santa Maria del Popolo, le dissi della leggenda del luogo della morte di Nerone, della cappella Chigi con Raffaello e Bernini , di Caravaggio e dei pittori del rinascimento che vi si trovano. E poi le indicai il monastero accanto dei padri Agostiniani, dove si dice avesse soggiornato Martin Lutero e da dove fuggì una notte con la sua amante, una suora dello stesso ordine.

A questo punto l’anziana signora si alzò di scatto e mi pregò con insistenza di seguirla, cosa che feci subito. Cominciò a camminare spedita attraversando tutta la piazza. Poi a pochi metri dalla chiesa si fermò, si girò verso di me e mi chiese:

- Vorrei visitare il monastero….debbo visitare il monastero. Mi puoi aiutare? Io non parlo l’italiano.-

Io rimasi titubante e le esposi una serie di ragioni per cui non potevo, primo perché avevo un po’ di fretta per via dell’altro impegno, e poi erano ormai le una e il monastero era chiuso, veramente era sempre chiuso al pubblico, e solo la Chiesa si apre ad orari prestabiliti. 

A questa mia risposta la sua espressione divenne prima cupa e poi quasi implorante mi disse con una maniera da commuovere le pietre.

-Ti prego, ti scongiuro, proviamo a suonare, ti pago qualsiasi cifra tu mi chieda, ma io debbo visitare quel monastero….aiutami.-

Io tentai ancora una volta a dissuaderla dicendo che comunque a quell’ora i monaci stavano mangiando e per nessuna ragione avrebbero aperto.

A questo punto la signora si appoggiò al muro del monastero e con occhi bassi e con un tono di voce monotono mi raccontò:

-Forse penserai che sono pazza ma poco fa , alla fine del tour sono svenuta per pochi istanti e nel mio deliquio ho avuto una visione come un flash: mi sono vista all’interno del convento e ho rivissuto un attimo della mia esistenza in quell’ambiente. E io non sono né cattolica né mai stata qui prima d’ora!

Ho visto una scala ripida che portava ad un ballatoio con due corridoi.

In quello a sinistra c’erano sette piccole celle e l’ultima era la mia.

 La terza cella era la più grande e li ci riunivamo per il rosario alle 5 del pomeriggio e per cucire.

 La mia cella, la settima, aveva sul muro uno strano affresco nella parete destra, che veniva coperto dalla porta quando si apriva, con un' immagine sofferente di Gesù in ginocchio nell’orto di Getsemani, in preghiera con le mani giunte. La finestrella guardava in un chiostro con un piccolo albero ed al centro una vera di pozzo. Io devo sapere se ci sono tutte queste cose a me ora così familiari, capisci?-

Molto perplesso ed imbarazzato tentai un – ma questo non è un convento, è un monastero abitato solo da monaci…

Ma un suo sguardo mi convinse di suonare il campanello del monastero.

E naturalmente nessuno rispose. Allora con mia sorpresa la vecchietta cominciò a suonare ripetutamente, con mio grande imbarazzo e finalmente dopo qualche minuto un voce al citofono, chiaramente alterata, mi chiese chi fossimo e cosa volessimo. Io allora dissi- è una emergenza , ci apra per favore.- In effetti qualche minuto più tardi un grande frate ci aprì,  rimanendo immobile nella luce della porta e senza alcuna intenzione di spostarsi ci guardò e mi chiese: che volete? La Chiesa apre alle 16, ora i frati riposano.-

 Al che io dopo avere dato uno sguardo alla signora cercando un suo assenso, cominciai a parlare dicendo che questa signora americana, essendo di passaggio, aveva urgenza di visitare il monastero perché in gioventù era stata monaca qua. Il frate sorridendo mi disse che erano circa 400 anni che non c’erano più le monache, da quando Paolo IV Caraffa, nel 1556, le trasferì in un altro luogo  e che quello da allora è sempre stato un monastero per soli frati. Io tradussi, sollevato, la cosa alla signora e lei mi disse di  descrivere la casa, le stanze ecc al monaco che sempre più si ritirava verso l’interno cercando di chiudere la porta.

Finito di parlare dell’interno delle celle ecc.. il monaco rimase qualche minuto come interdetto, poi si decise a togliersi dalla porta e a farci entrare.

Immediatamente la vecchietta americana corse su per la scala ripida..che aveva descritto e arrivata nel ballatoio si diresse spedita verso il corridoio di sinistra…(perché effettivamente c’erano due corridoi), fino in fondo e alla sua fine dove c’era una porta con il numero cinque… Salendo su con il padre, in silenzio, e arrivati davanti alla porta chiusa n. 5 gli dissi, “vede questa s’è inventato tutto, non sono 7 le celle, ma cinque.

Ed il frate, con calma pensierosa mi disse che c’erano 7 celle ma nel 1854, Pio IX ne fece unificare due per ingrandire la terza.

La signora attendeva intanto davanti alla stanza n° 5 che era chiusa a chiave, in silenzio, quasi in meditazione.

Il frate a sua volta, quasi obbedendo ad un ordine superiore mai dato, prese dalla tasca del saio la chiave e l’aprì.

La cella era piccola, e una volta aperta, la signora si girò dietro la porta per vedere l’affresco con Gesù.

Ma non c’era!.Lei mi guardò con aria interrogativa e io passai lo sguardo al frate, il quale disse che nel 1998 la Soprintendenza alleBelle Arti insieme al Vaticano hanno staccato l’affresco che era attribuito al Beato Angelico, restaurato e deposto in una sala della Segreteria di Stato al Vaticano, molto vicino all’ufficio del Papa.

E mi disse anche che rappresentava Gesù in preghiera al giardino di Getsemani e che era curioso perché egli aveva il volto rigato da gocce di sangue, come se indossasse una rete rossa.

Indi, la vecchina corse alla finestrella…e io la seguii.

Si, c’erano il chiostro, la vera di pozzo ma niente albero.

Allora il frate mi disse- vede quel tavolo grande tondo che c’è sotto il portico? Bene quello è una fetta di un tronco di un immenso pino di circa 500 anni che è stato abbattuto dieci anni fa perché era diventato un pericolo per tutta la struttura con i suoi grandi rami ed le radici.-

Seguì un silenzio glaciale dopo la mia stentata e esitante traduzione. 

Poi, dopo qualche minuto, la vecchia signora americana dai buffi capelli ricci e bianchi, dagli eccentrici pantaloni al polpaccio e dalla camicia a fiori sgargianti, uscì dalla cella senza proferire parola, scese le scale, aprì il portone e scomparve in mezzo alla folla di Piazza del Popolo, in un meraviglioso pomeriggio di ottobre.. 

 

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STORIA
TURISMO
1 VISITA GUIDATA AL CENTRO STORICO DI PARMA - domenica 8 gennaio 2012
Author: Laura Cova

Ogni domenica l'Associazione Guide Turistiche di Parma e Provincia, di cui faccio parte, promuove una visita guidata al centro storico della città. Domenica 8 gennaio 2012 sarò io la vostra guida! Insieme visiteremo la Cattedrale di Parma, il Battistero, il Teatro Farnese all’interno del Palazzo della Pilotta e la Camera di San Paolo affrescata da Correggio. Il ritrovo è alle ore 11:00, presso I.A.T. Ufficio Turistico di Parma in Via Melloni, 1. La quota individuale di partecipazione alla visita è di 6,00 euro per gli adulti e di 4,00 euro per i ragazzi dai 12 ai 18 anni. I bambini fino a 11 anni partecipano gratuitamente. Gli ingressi ai monumenti sono a carico dei partecipanti. Battistero 4,00 euro (tariffa ridotta per gruppi) Teatro Farnese 2,00 euro (gratis under 18 e over 65) Camera di San Paolo 2,00 euro (gratis under 18 e over 65). Per informazioni e prenotazioni: la.guida@tiscali.it . Vi aspetto!

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2 Il turismo e le guide: come sono cambiati negli ultimi 40 anni
Author: Giancarlo Alù

 

Come è cambiato il mondo del turismo e quello delle Guide Turistiche negli ultimi 40 anni.

Nei primi anni ’50, la domenica, dopo la Messa nella patriarcale Basilica di San. Giovanni in Laterano di prima mattina (abitavamo allora nelle vicinanze), mia madre, con la mia sorellina, ritornava a casa per preparare il pranzo della domenica, la cui laboriosa esecuzione era cominciata il sabato sera, ed io con mio padre si andava per “antichità”, il Foro, il Colosseo ecc.

Ad un ragazzo di 10-11 anni qual’ero, quei momenti in cui mio padre mi narrava le storie antiche dei primi romani del periodo dell’austerità morale e maturazione sociale e culturale che fu quel momento fondamentale e irripetibile della Repubblica, avevano il potere di suscitare  emozioni difficili da spiegare.

Io “vedevo” i fratelli Gracchi arringare il popolo con argomenti di civiltà attuale, vedevo i trionfi dei consoli di ritorno delle vittorie contro le popolazioni italiche e poi con Giulio Cesare, contro i Galli e i Britanni, sentivo la voce forte, sicura e suadente di Cicerone nell’arringa contro Catilina, che risuonava dentro la grande e solenne aula del Senato.

Meglio di un film!

Queste visite domenicali segnarono per alcuni anni l’interesse principale nella mia vita che mi portò in seguito allo studio accademico, con grande disappunto di mio padre che mi voleva Avvocato o Magistrato per continuare una tradizione di famiglia.

Poi un giorno seppi delle Guide turistiche, casualmente, durante un mio lavoro sulla storia di un monumento nel Foro Romano.

Capii subito l’importanza ed il fascino di questa professione e seppi anche di un esame a cadenza decennale per l’assegnazione di una decina di licenze.

Furono anni di assiduo studio e consultazione di libri classici, come il Lugli, il Gatti, una infinita bibliografia per l’archeologia, ed anche  per le chiese di Roma, e poi tutti i musei, con le conseguenti visite. 

Vinsi il concorso per la licenza e divenni Guida turistica.

Cioè entrai in un mondo del lavoro per me totalmente nuovo ed anche remunerativo.

Il mio primo lavoro fu con un gruppo di turisti americani, su un pullman rumoroso, con il vano motore al suo interno che sembrava una cassa da morto, con un microfono che gracchiava.

Ma c’era un’atmosfera di gaiezza, di contentezza e, anche se spesso i turisti non capivano le mie gracidanti parole, non si lamentavano mai per nessuna ragione.

Non esisteva praticamente traffico (cosa difficile da concepire una simile situazione oggi), ci si fermava con il mezzo davanti alla gradinata di San Pietro, davanti al Panteon e alla fontana di Trevi, oggi zone interdette quasi anche ai pedoni!

Poi ci si fermava per un cappuccino, o un panino e vino dai frati del Celio e le giornate passavano, così, tranquillamente, con serenità, con i clienti contenti a fare le foto, senza orari e senza quasi limiti.

Si finiva quando ci si stancava.

E poi si tornava in hotel, dove il tour continuava al bar davanti ad una birra, fino a notte.

E poi ritornavo a casa con le tasche piene di lire e di dollari, mance generose di clienti generosi.

Il nostro sindacato era retto da una serie di Guide autorevoli e di peso anche con i rapporti con le Istituzioni e Leonardo Dal Maso è stato per anni il patron delle Guide di Roma e non solo.

Forte personalità, bella e fiera presenza, ha rappresentato per il turismo romano di quegli anni, un vero punto di riferimento.

Poi, pian piano le cose sono andate peggiorando.

Le agenzie cominciavano ad essere potenti sotto la spinta di una grande richiesta di lavoro e tra le guide (poche e anziane) cominciò una antipatica forma di concorrenza, che comportava ovviamente atteggiamenti quasi di aggressività, di formazioni di clan, e con il traffico che aumentava, si riducevano le ore di lavoro, ed un conseguente nervosismo iniziava ad essere presente tra i clienti.

Negli anni ’70-’80 Si lavorava a pieno ritmo e quasi non c’erano più stagioni.

D’inverno arrivavano tanti brasiliani e messicani (oggi praticamente scomparsi come turisti organizzati), australiani ed anche tanti studenti da tutta Europa e dagli Usa.

D’estate arrivavano i classici e tanto attesi  generosi e spendaccioni americani ed anche, reggimentati come in un esercito e di corsa come in una maratona,  gruppi di giapponesi, più interessati allo shopping che all’Arte di Roma. 

Una pacchia fino alla guerra del Golfo…che ha praticamente segnato la fine del turismo tradizionale dei gruppi.

Nel frattempo, a causa della mancanza endemica di guide, si formò un sottobosco di abusivismo della nostra categoria che ha fra l’altro, ovviamente, danneggiato anche l’immagine della nostra professione, fenomeno ignorato dalle autorità, e accettato da molte agenzie che potevano pagare sottocosto anche se a discapito della qualità dei servizi e malgrado i tanti reclami.

Intanto il caos del traffico costrinse le autorità comunali ad interdire la circolazione dei pullman, sempre più grossi e sofisticati e divennero familiari le scene di tanti gruppi di turisti, moltissimi anziani, arrancare per chilometri per raggiungere il monumento da visitare, dal parcheggio, con un caldo atroce, in un traffico infernale, preda di torme di zingarelli che facevano molte vittime, di venditori abusivi di bottiglie di acqua al prezzo di champagne, di ogni forma di improvvisati commercianti che li aggredivano con le loro paccottiglie.

Erano finiti per sempre i tempi in cui al Museo Vaticano, i custodi erano di bellissima presenza, in livrea elegantissima, cortesi ed educati con i turisti che avevano la sensazione di visitare non un museo ma le stanze private del Papa.

Finita, anche da parte dei turisti, quell’educazione , rispetto ed ammirazione per il nostro paese, caratteristiche di persone di un certo stato sociale che poteva permettersi una vacanza.

Non vorrei sembrare il vecchio che si lamenta dei tempi moderni (O tempora , o mores!), che io amo comunque per molti aspetti, ma sicuramente oggi il turismo (o quello che ne è rimasto) è enormemente scaduto come qualità sia dei servizi in generale( meno il carovita che sale sempre di più) e sia anche proprio come qualità dei visitatori, sempre più trasandati, sempre più di corsa, sempre più superficiali.. e sempre meno generosi.

E questo è un peccato poiché di recente si è liberalizzato il numero delle licenze per cui oggi possediamo una nutrita schiera di giovani preparatissimi culturalmente, mentre in contrapposto c’è una drastica riduzione dei turisti e come si è detto anche della loro capacità di recepire un messaggio culturale.

Per questa ragione io credo che finalmente la creazione di un Annuario delle Guide Abilitate, con la sua enorme penetrazione capillare nei più disparati settori sociali ed economici e con i richiami alle aziende, agli addetti ai lavori di tutto il mondo, in maniera immediata e mirata, sia l’àncora di salvezza per la nostra professione che è sicuramente la più bella, difficile, ma gratificante che esista, che ci fa vivere respirando giornalmente l’Arte, la cultura, la bellezza di questo nostro tanto bistrattato più bel paese del mondo.

                                                                                  Giancarlo Alù

                                                      Guida turistica  autorizzata e abilitata di Roma e Provincia

 

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3 Vademecum della perfetta Guida degli oltramontani
Author: Giancarlo Alù

 

Quarant’anni di esperienza come Guida turistica.
Riflessioni e suggerimenti semiseri alle nuove generazioni di Guide in 10 punti.
 
I

Etica e deontologia della perfetta Guida:

 

 

 

Quello che si può fare e dire, come si dice e perché, quello che non si deve fare o dire e perché.
Etica e deontologia sono due lemmi derivati dal greco con significati diversi ma che in effetti sono inscindibili:

Etica

, dal greco èthikà, (da éthos, costume), è la filosofia della pratica, ovvero l’indagine e la riflessione sul comportamento operativo, sul corretto agire dell’uomo, ed ha come sinonimo Morale.
Deontologia :dal greco dèonthos(dovere) è il complesso di regole etico sociali che disciplinano l’esercizio di una professione.
 
Ho voluto fare questa precisazione del titolo nei suoi significati, perché temo che la stragrande maggioranza dei nostri giovani (e non solo) non ne conosca l’espressione lessicale ed il contenuto semantico.
Questo perché voglio raccontare brevemente ed umilmente, senza ergermi a cattedratico o peggio a demiurgo infallibile, quali sono i doveri di una perfetta Guida, rimandando la tutela dei diritti al lavoro del sindacato.
Ciò ispiratomi dal mio grande amore per questa complessa, delicata e difficile professione e dalla mia quarantennale esperienza nel campo.
Come ho già affermato in altre occasioni, non vorrei essere additato come conservatore, attaccato al passato e quindi sorpassato, perché pur con molte lune sulle mie spalle, io sono un attento ed interessato osservatore dello sviluppo della professione , oltre che della società in generale, della quale accetto molte soluzioni.
Oltre i diritti delle guide che sono molteplici, ma, come detto, che sono materia del sindacato, ci sono anche i doveri ed i comportamenti.
Sembrerebbe che molti di noi non abbiano afferrato il vero senso di essere guida.

 

Infatti questa figura professionale, è stato detto molte volte in molte sedi, rappresenta, agli occhi del visitatore, il paese stesso in cui egli si trova, con la sua cultura , la storia, la gastronomia , il folclore ecc.ed è una grande responsabilità morale che pesa sulle spalle della guida.
 
II

 
Cosa dire e cosa non dire, come fare e come non fare:
 

I nostri problemi personali
 

.
Per cominciare, il momento in cui la guida si presenta al turista o al gruppo di turisti, deve dimenticare tutte le sue personali preoccupazioni, problemi, malumori e presentarsi sereno.
Deve ispirare e trasmettere serenità e sicurezza.
Se non se la sente rimanga a casa.
Guai a palesare, se non espressamente richieste, le proprie problematiche.
Il visitatore singolo o in gruppo recepisce immediatamente le vibrazioni negative che una guida nervosa, o agitata per suoi problemi personali emana alla stregua di un profumo (o di un lezzo) ed entra in disagio ed imbarazzo.
E questo non deve assolutamente mai avvenire, per nessuna ragione.
Chi paga per i nostri servizi e che vuole capire,vedere, conoscere e divertirsi non sopporta intromissioni negative.
Ne va addirittura dell’accettazione o no del Paese.
E’come la prima volta che visitai Venezia, soggiornai in un pessimo hotel, rumoroso, scomodo.
E di conseguenza odiai la città che apparve ai miei occhi sporca, scomoda con tutto quel camminare e i saliscendi dei ponti, insulsa, cara e sovraffollata.
La seconda volta soggiornai al Bawer Grunwald che aveva mobili di alto antiquariato anche al bagno e amai perdutamente Venezia.
Per molti anni ho lavorato all’American Espress di piazza di Spagna, con meravigliosi gruppi di turisti americani che arrivavano a Roma dopo un lungo girare per l’Italia, scortati da un accompagnatore professionale, che spesso era non italiano.
E tra di loro c’erano alcuni particolarmente ostili, per qualche ragione personale, all’Italia per cui avevano condizionato anche i clienti a bordo.
Che gelo in quel pullman ( specie quando anche l’autista era della stessa nazionalità dell’accompagnatore) quando salivo e mi presentavo e comunicavo il programma di visite della mattinata!!
Che fatica facevo ogni volta a sciogliere la loro diffidenza e malumore loro indotti.
Mi riusciva solo se l’accompagnatore rimaneva a terra e non seguiva il tour!
Per anni, lavorando con i colleghi a turno, quando venivamo a conoscenza che sul pullman a noi destinato c’era quel corriere….si cercava in tutti i modi di evitarlo, facendo cambi con colleghi tetragoni a queste situazioni!

III
Come reagire se i clienti sono antipatici e scostanti
 

.
Anche questa condizione è spesso presente e la brava guida deve mettere in moto tutta la sua psicologia, diplomazia, discrezione e savoir faire.
Con il cliente singolo, specie se VIP, la cosa può assumere aspetti grotteschi.
Se facendo opportune discrete indirette domande non si capisce il perché della sua negatività, almeno che si sappia la nazionalità e origine del cliente, che almeno per educazione dovrà rispondere.
Al momento della conoscenza del paese di provenienza, si cominci a incensare, palesando ammirazione, apprezzamento e interesse sconfinato per esso, anche se non ci si è mai stati.
Si avrà pur visto qualche documentario o film o letto qualcosa su quel paese!
Quindi improntare la visita sempre facendo opportuni e perché no, esagerati confronti in modo da mettere in evidenza tutte le bellezze del luogo di origine del cliente.
E’ una formula che funziona, ma bisogna essere documentati.
Oppure, se la Guida vuole, può giocare il ruolo di naif e fare lui domande al cliente circa il suo paese o città.
Farlo parlare senza mai interromperlo se non con qualche intercalare come- fantastico, che meraviglia, ma davvero!-

IV

 

Rapporti Guida-Cliente

 

 

 

Essi debbono essere sempre improntati a deferenza ma non servilismo, a educazione e gentilezza, a riservatezza ed eleganza signorile, (anche con i gruppi, ovviamente.)
A meno che il cliente si riveli molto espansivo, amicone, come capita.
Ma anche in quel caso non esagerare da parte nostra con eccessiva familiarità e confidenza.
Che il muro tra i due sia di cartavelina invece che di granito, ma pur sempre ci sia un qualcosa.
Comunque mai mostrare cenni di insofferenza o impazienza e reagendo con sgarbo.
Mai diventare prime donne o primi attori.
Rimanere sempre presenti ma…paradossalmente rimanere sempre un passo indietro al cliente.
Io conservo nella mia mente un brutto ricordo di un avvenimento di cui ancor oggi ne sento vergogna, ma ero allora molto giovane:
accadde durante un tour di Rome by night, con un pullman pieno di turisti di varie nazionalità, eleganti, di ritorno da una cena di gala.
Era estate, la città ancora affollata e data la tarda ora, avevo poco tempo a disposizione.
Durante la mia spiegazione, sintetica per forza di cose, dei monumenti, cercavo di parlare velocemente e ero molto concentrato nella scelta delle giuste espressioni, toni ecc., nella quarta fila di destra una coppia , molto distinta, parlava costantemente.
Anzi l’uomo parlava a voce alta e gesticolando per tutta la durata del tour e la donna rispondeva anche a gesti.
Sembravano lo facessero apposta: quando io smettevo loro smettevano di parlare e riprendevano appena io iniziavo.
Ebbi allora uno scatto d’ira del quale ancora oggi me ne pento e vergogno e rivoltomi al signore ciarliero, lo rimproverai dinanzi al gruppo intimandogli di restare in silenzio.
Qualcosa allora si ruppe tra me ed il gruppo e la fine del tour fu per tutti una liberazione.
La coppia imbarazzatissima scese, lei con la testa bassa e lui mi gettò uno sguardo di odio e mi disse alcune parole nella sua lingua delle quali intuii il significato.
Seppi in seguito di un suo reclamo nei miei confronti attraverso l’agenzia di viaggi che mi ingaggiò quella sera e venni a sapere che lui parlava alla moglie che era malata terminale, era voluta venire a vedere Roma prima di morire e lui parlava forte e gesticolava perché lei era sorda e le traduceva le mie parole nella loro lingua.
Ebbi seriamente l’intenzione di cambiare lavoro.

 

V
Come parlare e cosa dire:

 

 Per avere successo e per essere soddisfatti come Guida, una condizione è essenziale: bisogna amare questo lavoro, che vuol dire amare la città in cui si fa la Guida, conoscerla intimamente e non soltanto dal punto di vista artistico ma anche letterario, musicale, poetico ecc.

 

 

Il segreto del successo di una buona guida sta nel volere condividere con chi ti ascolta per sapere, tutto il suo interesse personale per la città o luogo che sta illustrando e farlo con convinzione e con entusiasmo, elementi entrambi che sono contagiosi.
Insomma vendere, prima se stessi e poi la propria città , paese, monumento, o altro.
E ovvio che tutto ciò, per la Guida, comporta una approfondita conoscenza di quello sta parlando, perché se uno non sa, non può comunicare nulla, non può vendere nulla.
Io mi imbattevo spesso, durante le visite con un collega alla testa di un gruppo che mi diceva sempre: - A Gianca, che pizza, me so rotto..non vedo l’ora di andarmene a casa….- Poveretto…per lui questo lavoro era una continua sofferenza. A me dispiaceva di più per i suoi poveri e sconsolati turisti……..

 Al momento della illustrazione dei monumenti, ancora una volta, una buona Guida deve produrre la propria abilità di psicologo: la prima azione da fare, appena si è con un microfono in mano pronti per il tour della città, è quella di tastare il polso del gruppo o del singolo cliente. In che senso?

Bisogna guardare le espressioni degli occhi dei clienti e intuire da esse se sono stanchi, se sono interessati, addirittura osservare se sono bene o mal vestiti.
E di conseguenza, come farebbe un sarto, cucire un tour secondo le aspettative supposte del cliente.
Il 90 per cento delle volte, se un cliente è ben vestito, distinto, sicuramente è pronto per un tipo di spiegazioni adeguatamente approfondite.
E’ ovvio, e anche qui si vede la difficoltà di questo lavoro, che la guida non può parlare nella stessa maniera ad un gruppo di professori universitari magari tedeschi e ad un gruppo di fedeli di una parrocchia di un paese sperduto della Sila o dei monti altoatesini, oppure ad una scolaresca e ad un gruppo di medici.
Bisogna ogni volta cambiare il metro, volume, la sintonia secondo necessità.
Durante l’illustrazione sia al singolo o al gruppo, bisogna avere un portamento deciso e sicuro per attrarre l’attenzione, la voce ben udibile da tutti per evitare l’affievolimento dell’interesse e la conseguente defezione.
Mai usare lo stesso tono di voce che può diventare monotono e noioso.
Intercalare nel discorso qualche paragone con qualche monumento o personaggio familiare al singolo o al gruppo per tenere desta l’attenzione, ogni tanto qualche battuta scherzosa che non sia banale nè volgare.
Porre spesso domande indirette a chi ci ascolta, tipo – perchè Michelangelo scolpì la Madonna della sua prima Pietà con il corpo più grande ed anche dal volto più giovane di Gesù, pur essendone la madre?- attendere qualche istante..far pensare la gente ad una risposta plausibile..se interrogati…e poi riprendere a parlare.
Cioè, per usare un termine della telematica, creare un rapporto interattivo con il cliente.
Insomma non bisogna annoiare se stesso per non annoiare gli altri.
Quando si parla bisogna assolutamente guardare intensamente negli occhi il cliente quasi che volessimo infondergli la conoscenza attraverso di essi e per non lasciarlo distrarsi, mai, pena lo sbadiglio, che per una guida seria è peggio di uno schiaffo in faccia ed un campanello d’allarme che ci suggerisce di cambiare sistema esplicativo (e forse anche accorciare i tempi).
Lo sbadiglio del cliente, cruccio e dolore delle guide!
Ma bisogna comunque stare attenti a non essere posizionati fisicamente troppo vicino al nostro turista per evitare di spruzzargli in faccia la nostra saliva o ammorbarlo con il nostro fiato, specie di mattina, non troppo gradevole. O, come anche accade, esserlo noi da quello suo.
Per quanto riguarda l'oggetto della spiegazione, bisogna sempre tenere a mente che la maggior parte di chi ci ascolta, di qualsiasi nazionalità, recepisce il nostro discorrere solamente in parte non essendo acculturato nella materia, per cui non si può illustrare un sito archeologico come il Foro romano, usando vocaboli tecnici, e fornendo aride informazioni che presuppongono una conoscenza dell'argomento da parte del cliente.
L’illustrazione deve essere sempre sintetica ma comprensibile, varia nelle indicazioni di monumenti e chiara nel suo sviluppo, ricca di aneddoti e curiosità non dimenticando però l’importanza di collocarla in un contesto temporale di date.
Una volta, di fronte proprio al Foro, lo stavo illustrando ad un gruppo di persone che mi seguivano intensamente e quindi io ero stimolato a dare maggiori, più approfondite spiegazioni stando attento a non esagerare.
E soprattutto parlavo degli attori più che dei monumenti, parlavo cioè dei personaggi, imperatori, eroi, gente comune, che hanno fatto la storia, cercando di dare loro una connotazione, un volto umano, una ragione passionale ai suoi avvenimenti, evidenziando i loro aspetti caratteriali, le loro personalità e anche talvolta enfatizzando anche la loro fisicità, citando vicende accadute, ecc.
Alla fine dell’illustrazione, un mio collega, anche lui con un suo gruppo, si avvicina e mi dice:- A Giancà, sei stato un’ora a parlà, ma che je dici?-
Io risposi che raccontavo loro non solo di monumenti ma anche di uomini e di donne, delle loro passioni e dei loro drammi, insomma evidenziavo la loro umanità. –Perché, incalzai io, tu non dici questo ai tuoi clienti?-
E lui tutto baldanzoso- ma scherzi! Io cito solo i monumenti indicando il loro scopo e le date e basta. Se no quando finisci?-
Ancora una volta poveri turisti che lo seguivano!
Ma forse talvolta i turisti si meritavano un tale trattamento: qualche giorno dopo mi accadde un fatto che mi ha fatto ricredere, per un istante solo, però, sulla non giustezza delle idee del mio collega.
Ero a bordo di un bus fermo vicino al Foro ( a quel tempo ahimè, ci si poteva fermare) e illustravo il sito parlando al microfono, per essere meglio capito, in piedi, rivolgendomi ai turisti comodamente seduti a bordo, prima di scendere e fare foto.
Alla fine del mio intervento, chiesi loro se c’erano domande da farmi.
Questa cosa è consigliabile a tutte le guide, per completare una spiegazione di un luogo e per stabilire un contatto umano, tra la guida e l’interlocutore.
In questi casi, una volta ricevuta la domanda che è spesso sciocca o che dimostra una profonda ignoranza della materia, e talvolta una carenza intellettiva del richiedente, non palesare nè stupore nè ilarità per non imbarazzare chi ha posto la domanda, ma cercare con gentilezza e pazienza di rispondere adeguatamente…premiando così la sua intraprendenza rispetto agli altri che sono rimasti pudicamente in silenzio, e magari iniziando la risposta con un ,- grazie per la domanda che è molto interessante ma che vorrebbe una lunga spiegazione. Sintetizzando, ecc.-

 Alla mia richiesta di domande, dunque, dopo una lunga ed articolata spiegazione storico artistica del sito, una distinta signora alza il braccio fare una domanda e al mio assenso, mi chiede candidamente e spudoratamente: -Dove si comprano guanti in pelle di buona qualità?- L’unica mia consolazione fu almeno che tutto il gruppo scoppiò a ridere clamorosamente annichilendo l’incauta interlocutrice.

La storia si concluse con un mio successivo accompagnamento della confusa signora presso un negoziante di mia conoscenza, con soddisfazione per tutti.

 
 
VI

 Cosa una Guida non deve mai dire.

 

Molti sono gli argomenti che una buona Guida non deve mai menzionare nel corso del suo servizio.
La politica è una delle materie della quale bisogna farne a meno di trattare con un cliente.
Anche nelle more di una spiegazione.
Perché le sue idee possono non coincidere o addirittura urtare la suscettibilità del cliente.
E questo non deve mai avvenire.
Poi non bisogna mai trattare argomenti scabrosi o utilizzare un linguaggio furbesco e ammiccante, magari con intercalari volgari o osceni o addirittura blasfemi.
Potrebbero ferire in senso del pudore del cliente
E magari parlare masticando una gomma americana, o peggio, fumare durante la spiegazione.
Mai esser critici, giudicare o schernire personaggi anche non pertinenti all’oggetto della spiegazione, nè tanto meno esternare atteggiamenti non consoni al buon senso o fare apprezzamenti sul vestiario, o sulla acconciatura del cliente.
Mai dare proprie opinioni in nessuna maniera se non espressamente richiesti, ma anche in questo caso la guida deve mantenere un atteggiamento prudente e il più riservato possibile.

 

 
 
 
VII
Cosa una buona guida non deve mai fare :

 Stiamo vivendo in un mondo sempre più appiattito intellettualmente e culturalmente, e le nuove generazioni non si rendono conto di questa tragedia sociale in cui oggi ci troviamo, perché non possono, per ragioni anagrafiche, paragonare, confrontare il loro sistema di vita con quelli dei propri genitori o dei nonni. La giraffa non si rende conto che il suo collo è cresciuto nei secoli per permetterle di mangiare le foglie più alte degli alberi.

 

Oggi giorno il senso comune delle cose, il senso del ridicolo, i valori tradizionali, come il rispetto per le donne, gli anziani, il senso dell’importanza di una stretta di mani, di una promessa o di lealtà, si sono affievoliti, e noi siamo diventati quasi sordi moralmente e tutto il clamore che un avvenimento tragico comporta ci arriva ovattato, attutito, facendoci perdere l’orientamento, il peso e la gravità delle cose.
Mi riferisco in particolare alla spaventosa, impudica, molesta sciattoneria con la quale sia i clienti che molte guide si presentano.
Quando sono in quei meravigliosi hotel a Roma come l’Excelsior , per esempio, in cui ancora oggi i portieri vestono la livrea antica e dignitosissima, anche d’estate, assisto a delle apparizioni che mi sconvolgono per la loro crudezza, considerando la totale mancanza di gusto, del buon senso, del senso del ridicolo oltre a quello del pudore di molti, quasi tutti i suoi facoltosi clienti. Di qualsiasi nazionalità.
Mi riferisco a quella ignominia dei pantaloni corti o dei bermuda indossati dai turisti in estate!
Io trovo semplicemente ributtante vedere nella hall di questi Hotel di lusso, e nei loro splendidi immensi saloni, memori di feste elegantissime, di mostre d’arte, di conferenze e di alta moda, pieno di mobili rari e di pregio, con lampadari meravigliosi, con tappeti pregiati, con un impeccabile esercito di eleganti e professionali camerieri in guanti bianchi, trovo ributtante, dicevo, vedere clienti vestiti con camicie sgargianti e soprattutto con i famosi pantaloncini corti e indossando talvolta sandali e altrimenti scarpette da ginnastica con calzini bianchi al polpaccio.
Queste visioni di polpacci varicosi e pelosi, storti e talvolta esili, altre obesi di ultra cinquantenni con la loro sprezzante attitudine nei confronti del posto in cui stanno, denotano fra l’altro non solo la totale mancanza del senso del ridicolo, ma sono un’offesa allo stile, al buon gusto, alla stessa dignità umana.
L’uomo ridotto ad un clown!
Ed ancora dimostrano, oltre ad una forma di disprezzo per chi li circonda, anche una totale ignoranza circa la sacralità della città in cui si trovano, nel mio caso, di Roma madre a capo di tutte le genti del mondo civile, luogo di sofferenza e martirio di migliaia se non milioni di martiri, centro mondiale assoluto dell’arte e del genio umano.
Praticamente si è scambiato Roma per una località balneare di periferia.
E gli hotels a cinque stelle lusso per bettole del porto.

 

 

VIII

Come una buona Guida si deve presentare ai suoi clienti.

 

 

Nei rapporti interpersonali, in tutte le società ed in tutti i tempi sono state create delle regole, degli usi e costumi che sono oggi seguiti da tutti, come il salutare, la stretta di mano, il gesticolare, il parlare in un certo modo, il galateo di vita essenziale e varie regole di comportamento basilare per una civile convivenza.

In un certo senso quello che oggi si chiama eufemisticamente il linguaggio del corpo.
Considerando sempre la sensibilità altrui, avendo rispetto per l’altrui personalità, per arrivare fino al famoso concetto che la mia libertà finisce quando comincia la tua.
Mai imporre agli altri il proprio pensiero o il proprio volere.
Purtroppo, per una forma di narcisismo, di potere del caporale, trovandosi al centro di una attenzione di un pur ridotto pubblico, in molti casi sopravviene il complesso del mattatore, perniciosa patologia della Guida mediocre che lo porta a sentirsi padre-padrone del gruppo e assumere così un atteggiamento arrogante e superbo con i suoi clienti e purtroppo anche con i suoi colleghi.
E questo si manifesta anche esteriormente esibendo una mise che fa invidia ai clochard dei ponti parigini.
E’ una pena vedere queste giovani Guide, uomini e donne, procedere nelle Basiliche o nei Musei a passo di carica, alla maniera dell’ufficiale in una azione militare, con fare altezzoso, parlando fiocamente e senza degnare di uno sguardo i suoi turisti che affaticati, smarriti, sudati, lo seguono come in trance e che non hanno il tempo di fare una foto e non parliamo di rivolgere qualche richiesta al dittatore.
In oltre purtroppo con l’incremento degli abusivi, che spesso sono giovani stranieri che conoscono la lingua ma non la storia, il fenomeno sciattoneria fa un salto di qualità…..
I capelli scapigliati ed unti di gel che fa molto trend, le camicette striminzite, e portare a tracollo uno zaino tipo Indiana Johns, pure, per non parlare poi dei pantaloni che nella migliore delle ipotesi arrivano al polpaccio, pieni di feritoie e strappi che forse ricordano battaglie storiche.
Ma quello che rasenta il sublime è, specie in Basilica, contro tutte le più elementari regole del buon senso, del rispetto per il luogo sacro e soprattutto per rispetto ai suoi turisti, il braccio alzato, a mo’ di bandiera, o a ricordo del monumento a Cola di Rienzo al Campidoglio, enfaticamente, stringendo nella mano accaldata, una lurida, oscena bottiglietta di plastica metà piena di acqua minerale e alla quale, spudoratamente egli si attacca di tanto in tanto per bere quella brodaglia calda mista alla propria bava.
E tutto davanti agli occhi sconcertati dei propri ed altrui turisti.
Una volta mi sono permesso di suggerire ad uno di loro di evitare di portare quella specie di disgustoso vessillo in una Chiesa, dove si dovrebbe assumente un certo contegno rispettoso, se non altro per il senso sacro del luogo, sia per la teologia e per le memorie storico-artistiche esistenti.
Come risposta a questa mia osservazione, ricevetti uno sguardo aggressivo e spudorato con il quale notavo il suo rammarico per non avere il tempo di fermarsi e darmi un pugno, con la sollecitazione di farmi…gli affari miei.

IX
Those good old times? Quei bei vecchi tempi?

 

 

 

Era meglio prima? Questa frase retorica mi ha sempre dato fastidio perché sono convinto che ogni tempo ha il suo bene e male… ma è indubbio che oggi ci troviamo a fronteggiare una situazione etica veramente pietosa. Nel campo della scienza sono stati fatti negli ultimi anni dei progressi incredibili, così come nel campo medico scientifico… ma la condizione di rispetto, dignità, confronto franco e leale con il prossimo sono parole obsolete.
E non credo che questi principi sono sorpassati, non vanno più bene in una società moderna. Anzi credo proprio che essi siano un veicolo di progresso sociale e civile senza la quale prima o dopo affonderà nel caos, nella violenza e nell’indifferenza.
Quello che rimpiango dei buoni vecchi tempi è la mancanza fisica di alcune guide che erano molto conosciute ed apprezzate universalmente da coloro che operavano o avevano in qualche modo rapporti con la cultura e con il turismo.
Chi rimpiazzerà l’eleganza, classe, il grande senso dell’umorismo, la presenza fisica e la magica personalità di una Tina Triossi, oppure la serietà, l’aristocratico comportamento della Enrichetta Errera, la dignitosissima elegante presenza, la cultura, lo straordinario carisma e la forte personalità di Leonardo Dal Maso, l’eleganza raffinata, l’umanità e simpatia di Giorgio de Angelis, la prestanza, la cultura, la accattivante personalità di Enzo Manzione e di tanti altri ancora prima di loro …..fino ad arrivare a Giovanni Gross, la vera guida degli oltramontani è qui retratto al natural sembiante, mostra l’antiche e moderne piante, e le fabbriche eccelse dei Romani… come di vede da una stampa seicentesca del Villamena, con un grande cappello piumato ed un spada al fianco, elemento quest’ultimo che sarebbe da ripristinare per ragioni di sopravvivenza, insieme alla licenza di guida turistica autorizzata……
A noi, in alternativa, per aiutare ad aprire la mente specie ai colleghi dell’ultima generazione, non rimane altro che affidarci alla protezione della Madonna delle Guide, la Madonna Oditrigia, la guida della giusta via, che è venerata a Roma nell’omonima chiesa dei siciliani, di via del Tritone e che è anche molto popolare in molti paesi della Calabria e della Sicilia.

 
 
X
 
 
Ma no, basta cosi...guida ci si nasce ed io lo nacqui.....
 
 
 
Giancarlo Alù

 

 

Guida turistica di Roma

Appunto.

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4 Visita Palazzo Zani a Bologna: 10 aprile
Author: Baldassarre Giardina

Sabato 10 aprile alle ore 16 visiteremo tutte le sale affrescate di Palazzo Zani a Bologna (via Santo Stefano, 56) e la ghiacciaia del giardino. Per il Palazzo venne chiamato...Guido Reni!

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